Il tema dell’angelo custode

Questa mattina sono andato a prendere l’acqua. Ho pagato nel negozio le due casse di bottiglie di vetro, in tutto ventiquattro, e poi, come ogni volta, ho portato la macchina fino al magazzino sul retro per scaricare i vuoti e caricare l’acqua.

Normalmente c’è un magazziniere, ma stamattina non c’era. Nessuna persona sembrava in arrivo dal negozio.

Mi sono ritrovato solo nel fresco del capannone seminterrato in mezzo a montagne di casse d’acqua, cataste di confezioni di lattine di coca cola, di birra, di bibite, di tè.

Era chiaro che nel negozio si erano dimenticati di me.

Avrei potuto caricare in macchina una cassa in più o una confezione di birre, e non se ne sarebbero accorti.

Anziché il ladro, è però entrato in azione il libero pensatore che è in me.

Padrone momentaneo di quella merce non mia, mi sono sentito come investito di un compito di autoresponsabilità, che mi ha fatto subito star bene. Senza che dentro il negozio nessuno se lo immaginasse io, da cliente incustodito, mi sono autocostituito custode spontaneo e fedelissimo delle proprietà altrui.

Questa autonòmina sul campo non era dovuta ad un mio particolare rapporto con i proprietari del negozio. Non li conosco, se non di nome, e non ho per loro particolari sentimenti di simpatia o antipatia.

Ho pensato al tema dell’angelo custode[1], il gesto di aiuto che resta anonimo e assolutamente gratuito. Ho pensato all’imperativo categorico kantiano[2], una brutta espressione che rende razionalmente obbligatorio ciò che è semplicemente bello, sostituirsi alla negligenza, vegliare quando una persona dorme per consentirle di continuare a dormire, per poi scomparire un minuto prima del risveglio.

Acqua minerale testo

Facili questi ragionamenti, mi ha bacchettato la mia coscienza critica. Facili se si hanno i soldi per pagare l’acqua.

Se morissi di sete, non ci penserei due volte a stappare una bottiglia.

Ma non è questo il punto.

Il punto è che le cose incustodite inviano una richiesta di protezione, non so spiegarmi meglio.

Assaltare una banca, neutralizzare i sistemi di allarme, svaligiare di notte questo stesso magazzino sfondando il portone con una macchina rubata è un reato, ovviamente, ma non viola il senso segreto delle cose incustodite.

Il crimine ha una sua levatura morale, la furbizia di chi approfitta dell’assenza del custode è una penosa vigliaccheria, uno squarcio irreparabile al dolce sonno dell’essere, delle cose, della vita.

Che bisogno ha un manager di trattenersi in ufficio oltre l’orario di lavoro, in quelle stanze che restano illuminate al venticinquesimo piano del grattacielo, e stornare milioni e milioni di euro dalle casse dell’azienda su un conto segreto off-shore? Ma che bisogno ne ha se si considera che un operaio della medesima azienda, rientrando alle dieci di sera dalla clinica dove sua moglie sta morendo di cancro, e alzando gli occhi agli ultimi piani illuminati del grattacielo pensa: – Guadagneranno anche un mare di soldi, però che vita, io non la farei, troppe responsabilità!

Il manager naturalmente non è un angelo custode, semplicemente perché non può esserlo, in quanto ha un incarico, e gli angeli entrano in azione solo se non convocati.[3]

Se non stornasse tutti quei soldi preparando la bancarotta dell’azienda e migliaia di licenziamenti e qualche suicidio, il manager sarebbe forse una persona onesta, ma essere onesti non è bello come fare gli angeli.

Se l’operaio che sta transitando proprio ora sotto il grattacielo non avesse fatto sparire quella volta una partita di merce dal magazzino, sarebbe anche lui una persona onesta. Ma è andato tutto bene, nessuno se n’è accorto, non ci sono state conseguenze.

Sto terminando di caricare nella bauliera le due casse d’acqua. Questi pensieri mi hanno un po’ avvilito, hanno fatto svanire quello stato di grazia di sentirmi custode dell’incustodito. Penso scoraggiato che l’umanità si è da sempre sbranata per un tozzo di pane o per un impero, e continuerà a farlo.

L’ipotesi, il sogno del comunismo resta in piedi come azione angelica, non come visione di giustizia legale.

Il gesto più comunista che si possa fare oggi, a novecento scaduto, è quello di pulire con la carta igienica la tavoletta del water di un cesso pubblico, di levare le gocce di urina lasciate da un incurante utente, vanificare con la propria azione una bruttura, restituire al prossimo utente sconosciuto una maiolica pulita.

 

Note:

[1] Il groviglio, difficilmente districabile, tra brutalità della storia e azione angelica è il cuore della riflessione di Walter Benjamin. Un libro per iniziare: Walter Benjamin e il suo angelo

[2] Immanuel Kant, Fondazione della metafisica dei costumi.

[3] Reminiscenze cinematografiche: Win Wenders, Il cielo sopra Berlino.

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