27 gennaio, il minuto di silenzio che non finisce

Alcuni anni fa, non importa quanti, sono stato invitato dalla Preside del Liceo classico, pedagogico ecc. di Assisi ad allestire un banco di libri all’interno dell’istituto in occasione del giorno della memoria. Alle dieci del mattino era stato organizzato l’incontro degli studenti con don Aldo Brunacci, allora già molto anziano, ora purtroppo defunto. Don Aldo Brunacci è il sacerdote che salvò innumerevoli ebrei durante l’occupazione tedesca, nascondendoli nei conventi di clausura di Assisi.

Quello che segue è il resoconto della mattinata.

La mattina è di quelle grigie. E nel grigiore universale il grembiule granata di Albertina è un faro nel mare della memoria scolastica sbiadita. Albertina era già bidella negli anni ottanta, quando io frequentavo il Liceo «Sesto Properzio», benché ubicato in altra sede. È sull’orlo della pensione, così mi dice mentre scambiamo i saluti.

Aula magna. Buongiorno ragazze, sono la vostra preside, cioè la vostra superprofessoressa. A me, in quanto preside, spetta di coordinare le attività didattiche, ed è in questo senso e per tali finalità istituzionali che oggi… la voce della preside ingaggia una lotta disperata con il frastuono vorticoso dei termoconvettori, che gettano fuori aria gelida. Poi il tecnico di laboratorio riesce a far partire l’impianto e con il microfono è finalmente possibile prepararsi al racconto della Shoah in termini meno strazianti.

Sapete, ragazze, chi è don Aldo? Don Aldo è… è stato nominato… il suo nome è ricordato nel giardino dei saggi…

Don Aldo:- … dei giusti.

Preside:- Sì, nel giardino dei giusti di Gerusalemme. Don Aldo ha aiutato molti ebrei a nascondersi nei conventi di Assisi, ed in questo modo li ha salvati dalla deportazione e dal lager.

Don Aldo, che oltre ad essere sacerdote, era stato anche insegnante di storia e filosofia nelle scuole superiori, si avvicina alla lavagna, quella per i pennarelli, e scrive tre date:

1936

1939

1941

Tre semplici date, meglio tre anni. Senza scrivere accanto l’avvenimento, però, diversamente dalle cronologie dei manuali di storia.

Sono cinque anni, un arco di tempo identico agli anni del ginnasio e del liceo, dice don Aldo.

  1. Leggi razziali. Don Aldo legge un documento dell’epoca. La sua voce è ancora oggi accorata. 1939 . 1° settembre. Hitler invade la Polonia. Mussolini dichiara: questa non è la nostra guerra. I tedeschi erano stati nostri nemici nella prima guerra mondiale, e la memoria era ancora viva negli italiani.

Ma, vedete, ragazzi, e don Aldo accenna un sorriso, i dittatori cambiano parere dall’oggi al domani.

Pochi mesi dopo Mussolini scende in guerra a fianco di Hitler, sicuro che in brevissimo tempo tutto si sarebbe risolto con la vittoria dell’Asse. Altro sorriso.

Ho l’impressione che don Aldo stia raccontando una storia che avrà già ripetuto tante volte.

Il Vescovado di Assisi era il centro di raccolta degli sfollati. Arrivava gente da tutta Italia. Tra loro, camuffati, gli ebrei. Li tenevano nascosti in alcuni conventi. Un tipografo assisano – Brizzi, un antifascista – stampava documenti falsi per questi ebrei.

9-XI-1943.

Poi un altro sorriso. Un ricordo. Il funerale di una donna ebrea. Il corteo funebre viene fermato da una pattuglia di tedeschi. Chiedono il nome della persona defunta. Don Aldo risponde: Bianchi, Weiss. I soldati eseguono il saluto militare, e fanno proseguire il carro verso il cimitero. (Don Aldo chiosa, dubbioso che i ragazzi possano aver colto, che i soldati tedeschi hanno pensato che si trattasse di un morto tedesco…)

Sì, sì, quanti di questi episodi. Don Aldo sembra avere il volto rischiarato da una luce, in questa grigia mattinata. Il signor Finzi indossava il mantello delle suore di clausura quando usciva per farsi una passeggiata nel giardino del convento dove si nascondeva.

Un’addetta di segreteria fa cenno alla preside, che esce dall’aula magna. Ritorna dopo qualche minuto con espressione giubilante. Scusi don Aldo, la devo interrompere, ma abbiamo ricevuto proprio adesso una telefonata dal Comune… il Presidente Ciampi… persona equilibratissima… persona di poche parole ma di alto profilo quando parla… mi riferisco al discorso pronunciato ieri sera in memoria dell’olocausto… il Presidente Ciampi… e la cosa, lasciatemelo dire, mi onora personalmente, in qualità di preside del Liceo classico di questa città… il Presidente Ciampi ha conferito oggi stesso ad Assisi la medaglia d’oro al valore civile, e questa è davvero una cosa straordinaria, che va ad aggiungersi all’onorificenza conferita a don Aldo recentemente… sapete ragazze, don Aldo è stato insignito, è stato nominato dal Presidente Ciampi Cavaliere della Gran Croce, che è la massima onorificenza… a mezzogiorno tutte le campane di Assisi suoneranno a distesa… noi osserveremo un minuto di silenzio… perciò ragazze se avete domande da fare a don Aldo… don Aldo tra poco deve andare alla RAI a Perugia perché ha un’intervista.

Segue qualche domanda di quelle preparate prima (Pensa che oggi ci sia ancora l’antisemitismo?). Don Aldo risponde con altrettanti episodi, anche qui una lezione.

Sì, era rischioso aiutare gli ebrei. Dice di aver fatto varie volte Perugia-Assisi di notte, in bicicletta. Era pericoloso.

Il 15 maggio del 1944 gli alleati bombardano l’aeroporto di Sant’Egidio (attualmente aeroporto San Francesco d’Assisi, ndr). Don Aldo va a raccogliere i morti. Non c’era niente, fu necessario staccare una porta di legno da usare come lettiga. Si ricorda della famiglia Cicogna. Abitavano a Sant’Egidio. Avevano un camioncino con il quale trasportavano gli ortaggi. Fu centrato in pieno. Il cervello di una povera donna venne rinvenuto sotto un pagliaio.

Qualche giorno dopo don Aldo viene convocato a Perugia dal Prefetto Rocchi, chiamato Mascella d’acciaio.

Dal cassetto della scrivania Mascella d’acciaio tira fuori un pacco di foto che lo riguardano. Don Aldo si difende: – Signor Prefetto, ho ancora le mani sporche del sangue di quei poveretti di Sant’Egidio, lei pensa che un atto di umanità sia un atto sovversivo?

Non c’era nessuno ad aiutarci, commenta come fuori campo don Aldo.

Qualche giorno dopo arrivano ad Assisi per arrestarlo, ma don Aldo è già al sicuro a Roma.

L’accordo con la preside è che alle 10:40 sia pronto, nel corridoio al primo piano, il banco con i libri sulla Shoah.

Sciamano, sono animali giovani che si aggregano come le api, a sciami, appunto, di tre o di cinque. Si abbracciano, si allacciano. Ragazze, soprattutto. Più carine, e più contemporanee, almeno nel vestire, di quanto non lo fossero alla mia epoca, mi pare.

Si avvicinano al banco dei libri. C’è chi fa la smargiassa e solleva un libro con la foto del duce in copertina, non si capisce bene se scimmiottando o inneggiando a  qualcosa. Una ragazzina timida trova il coraggio per chiedermi se i libri sono in vendita. Un’insegnante acquista una copia de La banalità del male. Si presenta come amica di M.C. Si fa avanti un crocchio di tre ragazzi, quello vestito un sacco alternativo mi domanda: – Lei è a favore della legalizzazione delle droghe leggere? Io mi avvicino di più a loro. – Perché questa domanda? Lo spiazzo. Allora provo a scherzarci su e dico: – Sono a favore della liberalizzazione di tutte le droghe, quelle chimiche e farmaceutiche sono già in farmacia… Vedo che sono contenti di aver trovato un «grande» che la pensa come loro. Allora un altro dei tre moschettieri dice che la droga aumenta i poteri della mente e che quando uno fuma fa tre pensieri contemporaneamente e io rilancio che una sigaretta è più nociva di una canna. Il terzo, che finora non è intervenuto, ci riflette un attimo sopra, poi dichiara di aver capito: – Ah beh sì, se uno si fa un purino (solo erba o hashish senza tabacco, ndr).

Si dichiarano contenti di avermi conosciuto. Uno di loro, facendosi forse portavoce della volontà collettiva, mi esorta a diventare un uomo politico. Avrei di sicuro il loro appoggio. Io ringrazio ma declino. Il mio lavoro, dico, è per la cultura, l’arte, la libertà del pensiero. Indico i libri sul bancone. – I nazisti li bruciavano. Io sono antifascista per mestiere, dico. Loro annuiscono. Suona la campanella, Ricreazione terminata.

Ritorno in prossimità del bancone. Il foglio, predisposto di comune accordo con la preside, dove gli studenti possono segnare i libri esposti che desiderano leggere e di cui propongono l’acquisto all’istituto, non è più bianco.

Due ragazzine di forse quindici anni soppesano il libro che racconta di una loro coetanea che si salvò nel lager perché ballerina. Chiedono se esistono altri libri sulle ballerine nel lager. Io, raffreddando il loro entusiasmo, dico che il lager non era proprio una scuola di ballo. Quella è stata un’eccezione. Mi guardano perplesse e deluse.

Il professore di storia dell’arte, che conosco, elogia questi ragazzi. Parla della fandonia fatta circolare dai neonazisti americani secondo la quale gli ebrei si sarebbero salvati dal rogo e dal crollo delle due torri perché avvertiti in anticipo. Falso. Ne sono morti quattrocento di ebrei.

Resto da solo, nel corridoio ormai vuoto, davanti a quel mucchio disordinato di libri capovolti o sottosopra. Mucchi di cadaveri. Arti. Ossa. SS che urlano.

Passa più di un minuto nel corridoio deserto. Esce da un’aula un professore e quasi sgrida la bidella (non Albertina, un’altra, ma stesso grembiule granata), perché tarda a risuonare (la fine del minuto di silenzio, ndr.) La bidella, quasi risentita: – Ma ho suonato! E il prof.:- No, non ha suonato. Deve ri-suo-na-re la fine del minuto di silenzio!

– Ah, non lo sapevo! Driiiiiiiiiiiinnnnnnnnnnnn.

La bidella poteva far durare in eterno quel minuto di silenzio.

Comincio a rimettere i libri negli scatoloni. Qualche ragazzina si aggira di nuovo tra gli ultimi libri esposti. Sembrano dispiaciute che me ne vada. O forse io sono solo un pretesto per attardarsi ancora un po’ fuori dalla classe.

Una di loro mi chiede: – Domani ritorna?

– No, rispondo. Solo oggi.

– Peccato. Non ce lo aveva detto nessuno.

avventure nel commercio dei libri

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