Una certa aria da spogliatoio

Ad un certo punto della mia vita, disse Malebranche, cominciai a sentire come una certa aria da spogliatoio di palestra, di pacche sulle spalle, di tubolari di spugna fradici di sudore dietro le facce imperturbabili dei capi di stato, dei potenti della terra, che si fanno la guerra l’un l’altro, a spese dei loro rispettivi popoli, ovviamente.

Dismessi i loro grugni severi, ciascuno si ritirava nel proprio spogliatoio, si toglieva la cravatta, e si preparava ad una cena tranquilla con amici e pochi fidati collaboratori.

Tale sensazione fu probabilmente indotta da una nausea di finzione che mi circondava, e dal bisogno mentale di smascherare l’inganno.

Però anche i marines, con i loro occhiali scuri, come anche gli hezbollah con i loro passamontagna neri, mi sembravano avvolti dalla stessa aria cameratesca da spogliatoio.

Finita la battaglia, ognuno si va a fare la doccia nel proprio spogliatoio, e poi a casa per una calda minestra data la stagione.

Poi, però, la medesima aria da dopo partita cominciai a sentirla anche attorno alla popolazione civile. Finito il bombardamento e il rastrellamento, tutti coloro, i più, che non sono rimasti sotto una bomba o che non sono stati portati via dai soldati, ritornano a sera nelle loro cucine, fosse anche da campo profughi, e lì si accingono a mangiare pietanze calde, una buona minestra data la stagione.

A questo punto compresi, disse Malebranche, che quest’aria da dopo partita, che impregnava la mia percezione della guerra, era, più che una forma di smascheramento, un tentativo di implorare che tutto fosse falso, che quella barbarie tecnologica, quella volgarità imperturbabile, ma anche quelle bende insanguinate, quelle ambulanze incenerite, fossero non dico non veri, ma soltanto un’esagerazione di una realtà meno barbara, meno volgare, meno sanguinaria, che costituiva nei miei voti la norma, e che aveva il suo certificato di garanzia in quell’aria da spogliatoio che volevo avvolgesse ogni cosa.

Anche riguardo alla fine dell’amore respiravo una certa aria da spogliatoio.

Dopo le urla, le lacrime, gli schiaffi, i vaffanculo, gli amanti ormai logorati si separano, e ciascuno di loro rientra nel proprio spogliatoio, ciascuno dai propri parenti, dai propri amici.

Se gli amanti che si separano non sono troppo vecchi per avere ancora i genitori, questi ultimi si comporteranno come quando i loro bambini si azzuffavano, in qualche lite troppo violenta: ciascun genitore interveniva e portava via per l’orecchia il proprio figlio, senza dare troppo ascolto alle giustificazioni di quest’ultimo.

Se, al contrario, gli amanti che si separano non hanno famigliari, e hanno amici lontani, allora l’aria da spogliatoio viene necessariamente meno, ma questo riguarda anche i soldati e i profughi, quando restano soli – concluse il suo ragionamento solitario Malebranche – quando a notte fonda vanno a pisciare al cesso della palestra, donne a destra, uomini a sinistra, illuminati a giorno dalle luci al neon i corridoi completamente vuoti.

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