Islam liberale

C’era stato un Islam liberale, tollerante, compassionevole, che con pochi precetti rituali di abluzione e genuflessione aveva sradicato la mala pianta delle infinite stregonerie africane, e condotto le tribù verso una civiltà delle regole, dei minareti, della giustizia, della scienza e della infinita dolcezza delle mille e una notte. Quando era entrato in contatto con il Cristianesimo, l’Islam si era irrigidito, si era fatto guerresco, era stato contaminato dalla durezza del ferro delle armature dei paladini cristiani, ed allora anche i beduini del deserto erano tornati ad essere violenti predoni dediti alla strage ed al saccheggio. La mollezza dei costumi delle mille e una notte fu congelata dal contatto con una civiltà nata nelle fredde brughiere del nord Europa, nei castelli normanni avvolti dalle nebbie. Il freddo dei monasteri e dei conventi era penetrato anche nei minareti. Durò secoli, questo sviamento glaciale dell’Islam. Quando il califfo un giorno dichiarò guerra all’Europa ed ordinò ai milioni di fedeli di invaderla, avvenne qualcosa di strano. Non c’erano più i monasteri ed i conventi, ma centri commerciali grandi come suk, e droghe, alcol e prostituzione come agli albori della mille e una notte. E i milioni di fedeli restarono delusi e arrabbiati, si sentirono nel loro intimo ingannati e defraudati di secoli di mollezze e di piacevolezze divenute proibite. E così cominciarono a immolarsi in nome di Allah[1] nei supermercati, nelle strade divenute bordelli, in nome di quel dio che aveva disatteso la sua promessa liberale, che era morto il giorno in cui liberale era divenuto l’occidente, dedito al piacere, nuovo regno del sogno delle mille e una notte.

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[1] Luigi Zoja, Nella mente di un terrorista.

 

 

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  1. […] caro Stepor, acquistai or ora la mitica statuina del Chisciotte, a me cara. Per la tua infaticabile produzione blogghidica, ti segnalo, a propos di Islam, la posizione di Nacer Khemir, cineasta ed intellettuale tunisino, che ha reso pubblica a Roma, il 28 gennaio scorso, al cinema Trevi (ero presente), in occasione del restauro della sua mirabile opera Les baliseurs du désert (1984), prima della sua straordinaria trilogia del deserto. Ebbene così rispondeva il nostro ad una signora che vagheggiava e divagava attorcendo le parole come braccialetti: l’Islam (il mondo arabo dall’India all’Andalusia) ha due libri: il Corano (prescrittivo ed abluzionale, ci dice quello che dobbiamo fare) e Le Mille e una notte (letterario, splendente, ci dice come vogliamo vivere). La cultura militare e religiosa dell’espansione ha soppresso il secondo libro, rubandogli il Paradiso che ha trasferito nel cielo, ed è rimasto soltanto il Corano, rito e sottomissione (il culo rivolto al cielo supera in altezza la testa,aggiungo io) e quel desiderio di vita libera e ingioiellata tutta trasferita nel paradiso celeste nel martirio. La scissione dell’Islam moderno è tutta in questa amputazione culturale. Cari saluti. Rob

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