Le paralitiche. Una congettura

È divenuto usuale nella bella stagione incontrare per strada persone anziane accomodate in carrozzelle condotte da badanti. Si tratta spesso di anziani ma più spesso di anziane con ridottissima mobilità, non più autosufficienti, poco presenti a se stesse, larve umane spinte dal padiglione degli incurabili verso un’inutile uscita. Le passeggiatine servono forse di più alle badanti che non alle badate e sono un’occasione di svago e socializzazione per questi angeli invisibili che trascorrono ventiquattro ore su ventiquattro, salvo la domenica, imprigionate negli appartamenti degli anziani, in una spola continua tra vasca da bagno, divano, cucina, televisione, letto, vasca da bagno.

Quello che ho visto oggi pomeriggio non è affatto usuale e ha forse dell’incredibile.

Ieri era una giornata fredda e tersa, con un’aria pungente. Gli anziani erano tutti al riparo nei loro appartamenti ben riscaldati. Mi imbatto per strada in una sorta di entità umana di sesso probabilmente femminile, avvolta in una coperta di spessore militare, imbacuccata con una berretta di lana grezza, occhialoni da sole, sciarpone, testa appoggiata su un cuscino. Il fagotto in carrozza e la badante avanzavano lungo il corso tra ragazzini perditempo, giovani intenti a parlare ma in realtà ad odorarsi e scegliersi, donne indaffarate in entrata o uscita dai negozi, pensionati con il giornale sotto braccio. Con il lento incedere di un corteo funebre, sembrava di assistere al passaggio di una maschera grottesca di carnevale. Avanzava tra il brulichio delle quattro del pomeriggio questa minima eppur solenne parata della paralisi, la vecchia del tutto assente con il capo rivolto verso le grondaie dei palazzi, e la badante immersa nei suoi pensieri lontani.

C’era qualcosa di prodigioso, grandioso e nefasto in questa apparizione, ignorata da tutti.

Ma l’effetto di sconcerto non ha ieri raggiunto l’apice di oggi pomeriggio. Non una, ma ben due entità affiancate, e condotte da loquaci badanti, avanzavano con una presenza ed una visibilità inusitate. Il loro procedere affiancato imponeva a passanti e ciclisti di fare largo, di deviare le loro traiettorie, e quindi la presenza di questo corteo binario non è potuta passare del tutto inosservata, anche se nessuno mostrava di prestare attenzione alla inusuale sfilata. Le due anziane erano imbacuccate alla stessa maniera, erano stati loro infilati analoghi occhialoni da sole, ed erano recline alla stesa maniera, lievemente pendenti entrambe sul fianco sinistro. Tra loro non c’era nessun dialogo e nessuno cenno, imperava tra loro freddezza ed indifferenza glaciale, quel gelo che divide e paralizza due persone un tempo amiche, ma che si sono giurate odio in eterno.

Non penso che le due anziane fossero conoscenti. Tendo a credere che siano state le badanti a darsi appuntamento per incontrarsi, analogamente a due amiche mamme che escono spingendo i figli sui passeggini. Tuttavia non credo che le due badanti abbiano condotto fuori le due cariatidi, con una temperatura prossima alla zero, solo per un loro egoistico bisogno di uscire a passaggio e prendere un poco d’aria. L’egoismo qui non c’entra, o c’entra, ma in maniera indiretta. Credo che l’intenzione primaria delle due badanti, il loro progetto comune fosse proprio quello di far uscire le loro assistite nella convinzione di giovare alla loro salute. Le badanti vengono dalle regioni più fredde d’Europa, e per loro un pomeriggio invernale di sole è come primavera inoltrata per noi, quando si portano fuori anche i neonati. Così le badanti hanno pensato di far respirare un po’ d’aria pulita alle vecchie, mostrando di avere a cuore la salute di esse. Le tengono in vita il più a lungo possibile perché il loro stipendio dipende dalla sopravvivenza di queste mummie. Ecco che in forma indiretta riesce fuori il calcolo egoistico.

Seppure l’ipotesi fatta sia la più plausibile, non è corretto escludere che le due anziane si conoscessero già. Non possiamo spingerci fino a supporre una deliberata volontà da parte loro, così prive ormai di capacità di intendere e di volere, di uscire insieme come due amiche; ma posiamo immaginare una conoscenza passata, antica, risalente agli anni della giovinezza, dell’adolescenza, se non a quelli, ancora più remoti, dell’infanzia. Questa ipotesi, non inverosimile a priori, è quella più affascinante. Lascia la possibilità di immaginare un incontro tardivo e fuori tempo massimo tra due persone che pure avevano giocato insieme, si erano rincorse dietro a chiapparella, si erano fatte male cadendo, si erano tirate i capelli, si erano scambiate le bambole.

Ma si può retrocedere ancora più indietro nel tempo, e stabilire una perfetta simmetria tra oggi e ieri. Queste due donne paralitiche, le cui carrozzelle procedono affiancate, sono le stesse bimbe che le loro madri portavano in carrozzina nei pomeriggi d’inverno di ottant’anni fa, nei primi anni trenta del secolo scorso, quando c’era Mussolini e c’era l’Impero e le carrozzine erano di ferro e non di plastica e di alluminio. Erano le loro madri ad essere amiche, erano le loro madri a parlare, a raccontarsi, in un fitto chiacchiericcio, dei loro mariti, dei loro segreti, delle loro preoccupazioni e delle loro gioie; le figlie, ieri come oggi, dormivano o giacevano imbambolate nella carrozzella, indifferenti al mondo esterno, ieri come oggi. Quando crebbero cominciarono ad odiarsi perché le loro madri parlavano continuamente tra loro escludendole e trascurandole, e così presero ad ostentare, le due bimbe, una reciproca e irosa indifferenza ogniqualvolta capitava di ritrovarsi affiancate in carrozzina, spinte dalle loro giubilanti mamme. Poi qualcosa accadde, forse uno screzio, forse una parola messa male, forse qualcosa che riguardava il marito di una delle due. Sta di fatto che gli incontri e le passeggiate in affiancamento ebbero una brusca interruzione, e le due bimbe non si videro ed e non si odiarono mai più.

I recenti studi neurologici mostrano insospettate attività cerebrali in persone cui non si darebbe nessuna chance. La locked-in sindrome è una patologia sicuramente estrema, ma che la dice lunga sull’autonomia dell’attività cerebrale quando la motricità del corpo è ridotta a zero.

Alla luce di tali acquisizioni neuroscientifiche non possiamo trascurare un’ultima congettura, questa sì inquietante: e se le due vecchie, portate a passeggio dalle badanti, si fossero invece riconosciute, ed il loro odio fosse rinato intatto come se fosse rimasto congelato nei lunghi decenni, ed ora divampasse nuovamente e si manifestasse nel non manifestarsi, in quella precisa freddezza e indifferenza che suggella il migliore e più distillato odio che ci sia?

Non lo sapremo mai, ma in questo caso la simmetria di ieri e di oggi sarebbe perfetta.

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tales

2 Comments Lascia un commento

  1. […] questa mattina, alle 12,30 in via mte Bianco.

    P { margin-bottom: 0.21cm; }

    epifanie domenicali Lungo la via, dove alti latrati nei giardini e insistenti tube sui tetti strepitano il festivo giorno, una coppia silente di umani, il nonno col suo nipote, mi precede nel cammino: talvolta il piccolo saltella quasi a raggiungere l’altezza del nonno, che lo trattiene con saldezza perché non spicchi il volo, il brigante celeste. Nel sole mattutino si scioglie il silenzio: N. Che bel sole! B. Sì, però è freddo. Invece quello del mare abba(gl)ia. N., sorridendo: Che dici? Il solo del mare non abbaia, abbronza. Che ti viene in mente? B. No, no, abba(gl)ia, invece. Me l’ha detto la maestra! N. Allora, se te l’ha detto la maestra!, e strada facendo, tace, stringendo ancor più la mano inguantata del piccolo, ché non gli vengano ancora altre idee balzane, potrebbe saltar sui suoi stivali bianchi e dissolversi su nel cielo verso il sole abbaiante.

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