Questa notte ho sognato mio padre

Questa notte ho sognato Burlasconi, ed era mio padre.[1]

Mi rivolgevo a lui, consapevole che le mie osservazioni critiche sarebbero state accolte non con la consueta ferocia pubblica, ma con la benevolenza domestica del saggio padre che accoglie l’intelligenza, anche se un po’ troppo esuberante e idealista, del figlio.

Dicevo a mio padre Burlasconi che sbagliava ad apparire così incazzato in televisione, a mostrare tutto quell’astio verso i magistrati e i giornalisti, perché ciò contrastava con l’immagine di simpatia e di buon umore che era stata – nel sogno, ma anche probabilmente nella realtà – la ricetta segreta del suo approdare e mantenersi al potere.

Mio padre Burlasconi mi seguiva, non era d’accordo, però notavo in lui un sincero interessamento, solo a tratti condiscendente, per ciò che gli andavo dicendo.

Poi mi venne in mente un’altra cosa, e gli dissi che doveva apparire ben strano quel suo tuonare biblico contro le toghe rosse e i comunisti, come se lui fosse la vittima di un’epurazione, o di una deportazione in Siberia, e non l’uomo che, proprio in questo sistema infestato, aveva accumulato la fortuna più ingente in Italia dall’epoca, forse, degli antichi imperatori romani. Un acuto osservatore avrebbe potuto scorgere il trucco, avrebbe agevolmente potuto vedere, dietro quella apparenza, la verità: che le continue invettive contro i suoi aguzzini celavano nella sostanza un accordo di spartizione del potere, in cui tutti i potenziali, e reali, avversari politici erano stati comprati (come giocatori di calcio) e messi a tacere, e che quel suo sbraitare era una tecnica illusionistica per far scomparire la realtà (l’accordo sottobanco, la corruzione sistemica) e far apparire all’opinione pubblica l’urto di un grande scontro, di una vera lotta democratica per conquistare il consenso degli elettori.

Dissi quindi a mio padre Burlasconi che sarebbe stato anche per questa più sottile, ma lucidissima ragione opportuno che lui la finisse una volta per tutte, e prima che fosse troppo tardi, con quel modus operandi.

Non ci fu risposta, lui si alzò dalla poltrona, io ebbi la sensazione di aver toccato un tasto che non avrei dovuto toccare con mio padre Burlasconi, di essermi spinto più in là di quanto fosse lecito fare ad un figlio, sentii che qualcosa tra me e lui si era rotto irrimediabilmente, la smorfia con la quale mi accennò ad un saluto era, se ci ripenso bene, non di offesa per sé, ma di dolore per me, per la sofferenza che a causa della mia intelligenza avrei provato d’ora in poi, e per sempre.

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[1] Questo sogno, secretato per lunghi anni, può ora essere desecretato, ora che la Burla, l’Urlo e la Burrasca contenuti nel cognome di mio padre sono svaniti, portati via dalle Urne.

 

 

 

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malebranche1715 View All →

Sono un religioso appartenente alla congregazione dell’Oratorio di Gesù e Maria Immacolata di Francia. Sono deforme per una malformazione alla spina dorsale e fragile di costituzione. Mio padre è stato consigliere del re Luigi XIII, mia madre era di origini aristocratiche e sorella di un viceré del Canada. Sono un teologo e filosofo, metafisico e moralista, ho riflettuto lungamente sulla natura e sulla realtà del male.

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