Il doppio prodigioso

Il doppio prodigioso è un corollario del doppio mostruoso. Si tratta di un concetto, lo dico subito, non riscontrabile negli Autori, almeno per quanto io sappia, e che forse neppure al rango di concetto può aspirare, mantenendosi piuttosto al livello di una epifania.

Si tratta di un prodigio che avviene, che accade, che si manifesta nella persona, ed arriva a smentire, a contraddire, a gettare una luce diversa sulla medesima persona, facendone esplodere la statuizione originaria.

Molti anni fa, non importa quanti, nella cittadina dove abitavo, non importa quale, avvenne questo: un giovane playboy, ricco di famiglia, aveva una Ferrari gialla, cabrio: frequentava sia ambienti contigui alla sua condizione di appartenenza, sia ambienti più di sinistra, chiamiamoli così, ambienti prossimi al volontariato cattolico e allo scoutismo. In grazia, forse, di una sua mitezza di fondo – egli, infatti, non era uno sbruffone, benché si capiva subito che non avrebbe avuto problemi, all’occorrenza, a gettarsi in una rissa fuori dalla discoteca se qualche facinoroso lo avesse provocato, ed erano anni, quelli, nei quali il rito di iniziazione all’età adulta si celebrava dentro ma soprattutto nei piazzali antistanti le discoteche – il playboy era benvoluto e ben accolto sia negli ambienti dei giovani destrorsi sia in quelli di sinistra. Ora, avvenne che un giorno sulla Ferrari gialla del playboy fu vista salire una ragazzina delle scuole superiori, di quasi dieci anni più piccola di lui. Una ragazzina assai concupita, di famiglia operaia, comunista dichiarata, amante di Guccini, attiva nelle schiere del volontariato cattolico. La cosa destò un certo scalpore, soprattutto nella componente più moralista di quegli ambienti cattolici. Ma il playboy era un bravo ragazzo, un po’ una testa calda, d’accordo, ma comunque un gran figo, e la cosa venne sostanzialmente approvata, pur con qualche ruggine da parte dei più giovani corteggiatori della ragazzina.

Qualche anno dopo, e forse quell’avventura a bordo della Ferrari gialla era già archiviata, come presto vengono archiviate le storie brucianti dell’adolescenza e della prima giovinezza, quando un mese è un’eternità, seppi che il giovane playboy si dedicava a curare i disabili, aveva credo fatto l’obiettore civile e aveva scelto di operare in un centro per disabili.

Questa è la meraviglia del doppio prodigioso (d’ora in avanti DP). Avviene qualcosa che non ti attenderesti da quella persona. Certo, nel caso che ho raccontato, può aver giocato un ruolo l’influenza esercitata sul giovane playboy dalla giovane pasionaria, ma non è detto.

Un altro exemplum mi aiuta a delimitare l’imprendibile estensione del DP. Una storia del tutto diversa da quella del playboy, sia per ambiente che per cronologia, e che riguarda il G8 di Genova (anno 2001). Invece che negli ambienti del volontariato cattolico, siamo qui negli ambienti della letteratura accademica.

Nel poemetto di Guido Mazzoni «Genova», ricompreso nella raccolta La pura superficie, c’è una voce, non sappiamo se quella dell’autore stesso, che racconta di non esser potuto andare al G8. Nel pomeriggio, quando cominciano a girare le notizie sui disordini, la voce racconta di aver telefonato a Claudio Giunta, che era invece al G8. Claudio Giunta oggi è un professore universitario, molto stimato, collaboratore del supplemento culturale de Il Sole 24 Ore, autore di importanti saggi anche sul significato oggi della formazione umanistica, o sul suo senso perduto. Bene, se non ricordo male perché ora vado a memoria, Claudio Giunta lascia la schiera nella quale era partito e si avventura da solo o in compagnia solo di un altro manifestante, sprezzante, o inconsapevole, dei pericoli, verso la testa del corteo, dove ci sono scontri, fumogeni, lanci, incendi di cassonetti, ecc. Bene, questo letterato, allora forse non ancora cattedratico, ma sicuramente già un erudito, che avanza da solo in quello che, per una generazione, è stato il funesto rito di iniziazione all’età adulta, fa pensare all’epifania di un doppio prodigioso. Non ti aspetteresti mai che uno studioso di letteratura medievale, un erudito, stia in prima fila al G8 di Genova. Non a lanciare ordigni vari, ma a manifestare con la sola presenza. E questo letterato risponde al cellulare a un amico letterato e poeta, e gli racconta, in presa diretta, la battaglia. E questa cosa finisce in un poemetto.

Anche, e forse soprattutto, nella poesia è all’opera il DP.

Devo prevenire un’obiezione. Nessun doppio, nessun prodigio. Nel playboy e nel letterato c’è, già in nuce, anche il volontario e il manifestante. In ogni singolo abita una moltitudine. Verissimo. Ma il doppio è una epifania che concerne e sorprende l’altro, l’osservatore esterno, il portatore del pregiudizio. Nei casi citati, Stepor Marqucci.

Da un letterato, una citazione di Dante te l’aspetti, all’Università, o magari fuori dal cinema o dal teatro. Quando invece senti echeggiare una terzina di Dante (e non di quelle che tutti citano, reminiscenze scolastiche o da parole crociate, ma una terzina sepolta, nascosta, baluginante di oscuri bagliori) in una fumosa e farraginosa assemblea studentesca, impantanata in questioni procedurali e mozioni d’ordine, e deliri politicistici, ecco allora che entra in azione il DP. Me lo ricordo ancora, l’oratore era una specie di autonomo o, come si sarebbero chiamati dopo, di black block, sempre rigorosamente vestito di nero, estetica ortodossa da Centro Sociale Occupato. Veniva dal sud, parlava in dialetto, era piccoletto, aveva uno sfregio sulla guancia, come un pirata, bestemmiava ad ogni pie’ sospinto, nel suo eloquio erano più i porcoddio che le congiunzioni, ovvero egli usava la bestemmia al posto delle congiunzioni, e poi, all’improvviso, quella citazione da Dante, sepolta, e baluginante, in una selva di porchiddii. Memorabile. Il DP in azione, e in quale forma!

Se non ci fosse il DP la nostra vita sarebbe molto più tediosa di quanto già non lo sia.

Il DP annuncia qualcosa, che subito, però, si ritrae. È come la marea, non puoi fermarla.

Ci provano, a fermarlo, a codificarlo, a ingessarlo, a ingabbiarlo. Sapete chi?

La Chiesa e la Moda.

La Chiesa sta lì con il fucile teologico puntato pronto ad aprire il fuoco non appena si alzi in volo un’anima in odore di conversione. Eh, sì, la conversione è l’equivalente teologico del DP. Francesco d’Assisi che si spoglia dei ricchi abiti paterni nella piazza di Foligno, che cos’altro sta facendo se non andare dietro al suo DP? Anche qui. Certo, la rottura con il padre covava da anni, in Francesco c’era stata la depressione, la sorda lotta, tutto era già scritto, diranno poi gli agiografi. Ma quelli che lo videro abbandonare le sue vesti lussuose e indossare un saio di canapa, pensarono che fosse diventato matto, sebbene in cuor loro riconobbero il DP. La Chiesa è un’organizzazione fondata sull’amministrazione di ciò che non è amministrabile, sulla codificazione di ciò che non è codificabile, sulla finalizzazione di ciò che non è finalizzabile. La Chiesa paralizza un centometrista. O gli fa correre i cento per l’eternità, anche quando è esausto. Stessa manipolazione.

Stesso, identico ragionamento vale per l’altra chiesa contemporanea, che altro non è che la Moda. La Moda codifica il DP. Il suo imperativo kantiano occulto è: vesti in maniera elegante, come se dovessi andare ad una serata di gala, ma conserva qualche elemento pop (le scarpe da ginnastica, magari Superga, un blue jeans sdrucito, con lo strappo ad altezza ginocchio), come se dovessi andare, e senza sentirti a disagio, ad una manifestazione di protesta, ad un party alternativo di animalisti.

La Moda tiene insieme, nello stesso abito, Francesco d’Assisi prima e dopo lo streap-tease di Foligno.

La morale è, va da sé, la gabbia in cui si tiene all’ergastolo il DP.

Conobbi due sorelle, X ed Y, belle entrambe, eppure dal carattere così diverso. X è più troietta, più sciantosa, più insolente e più civetta. Ed è di qualche anno più piccola di Y. Y, con un figlio già grandicello, recita il ruolo di donna già posata e sposata, come testimoniato da un certo suo contegno riservato; X. cambia fidanzato ad ogni cambio di stagione, Y. ha una stabile relazione decennale con lo stesso uomo; X. fa la sciantosa in piscina circondata da sempre nuovi corteggiatori, Y. arranca sulle stradine solitarie in mountain-bike; X. è spavalda, lussuosa, vanitosa; Y. è timorata, parsimoniosa, sportiva.

Invece, invece, se è vero che sotto la cenere cova la brace dei grandi incendi, il DP entra in azione proprio in Y. Y viene lasciata dal marito e, sebbene non sia svelta di coscia come la sorella minore, la vedo un giorno in libreria trasformata, sembra una entraineuse di altissimo bordo, truccata come non l’avevo mai vista, non timorata, non sportiva, non contegnosa, una Madonna di Gentile da Fabriano ed una Carmen di Bizet al tempo stesso, e si era data appuntamento con un uomo, che non era l’ex marito, li vidi salire in galleria, e qui mi fermo, più non vado innante.

Se non ci fossero le Famiglie danarose, le Università, la Chiesa, la Moda e la Morale, la nostra vita sarebbe ancora più tediosa.

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Foro di copertina: incontri ravvicinati del terzo tipo by Barbara Pinchi , courtesy l’artista.

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1 Comment Lascia un commento

  1. vedo che seguiti con fruttuosa sottigliezza a ragionar di doppiezza: è giunto il tempo di esplorare il doppio corpo dei Pentasiderei, quello visibile e quello invisibile (ai più). Della rinnovata fortuna della fantascienza, ai giorni nostri, dopo gli anni ’50. Senza alcuna polemica, né geremiade. Ma per la necessità incombente, sempre presente. Senza destino. Con affetto.

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