La Grande Deroga. Il sold out della Chiesa

[Riflessione occorsa a s. m. accingedosi egli a salire sul tetto di casa per ripararlo]

Nel grembo della Chiesa cattolica alberga una deroga, o una promessa di deroga: che almeno io sia risparmiato, che nei miei riguardi sia fatta un’eccezione, che la mano terribile di dio riservi anche per me, o solo per me, la grazia.

Il tema dell’eccezione appartiene ad ogni religione, costituendo forse il comune denominatore di ciascuna di esse. Nell’etimo del termine latino religio c’è, insito, l’atto di eligĕre, di operare una scelta, una selezione, oltre che di ligāre, di unire più persone in un legame invisibile. Dio sceglie gli Eletti, come il trebbiatore sceglie il chicco, e Dio scarta i reprobi, come il trebbiatore scarta la pula. Dio è un Selezionatore, la Chiesa il Grande Centro di Selezione Reclute.

La selezione ci porta dritti nel K.L.

Racconta Primo Levi[1] che nell’Ottobre 1944 ci fu una selezione. «Selekcja», la ibrida parola latina e polacca, scrive Primo Levi. Chissà perché Primo Levi abbia sentito la necessità di fare una tale precisazione linguistica sull’orlo del baratro morale di ciò che sta per rammemorare. Ricordiamoci, però, che tanto in religio che in selekcja è insito lo stesso verbo latino eligĕre.

La selezione per la camera a gas è una liturgia rovesciata del dispositivo religioso: il sottufficiale delle SS, «l’arbitro del nostro destino», usurpa la potestà divina. «La SS, nella frazione di secondo fra due passaggi successivi, con uno sguardo di faccia e di schiena giudica della sorte di ognuno, e consegna a sua volta la scheda all’uomo alla sua destra o all’uomo alla sua sinistra, e questo è la vita o la morte di ciascuno di noi. In tre o quattro minuti una baracca di duecento uomini è “fatta”, e nel pomeriggio l’intero campo di dodicimila uomini.»

La grande deroga_1

Terminata in pochi minuti la selekcja, nella baracca si viene presto a capire che «la sinistra è stata effettivamente la “schlechte Seite”, il lato infausto.[2] Viene distribuita la zuppa, doppia razione per quelli finiti a sinistra. Poi, terminato di raschiare il fondo di duecento gamelle, la baracca sprofonda nel silenzio, e qui abbiamo il passo circa la deroga, che riportiamo per intero.

«[…] A poco a poco prevale il silenzio, e allora, dalla mia cuccetta che è al terzo piano, si vede e si sente che il vecchio Kuhn prega, ad alta voce, col berretto in testa e dondolando il busto con violenza. Kuhn ringrazia Dio perché non è stato scelto.

Kuhn è un insensato. Non vede, nella cuccetta accanto, Beppo il greco che ha vent’anni, e dopodomani andrà in gas, e lo sa, e se ne sta sdraiato e guarda fisso la lampadina senza dire niente e senza pensare più niente? Non sa Kuhn che la prossima volta sarà la sua volta? Non capisce Kuhn che è accaduto oggi un abominio che nessuna preghiera propiziatoria, nessun perdono, nessuna espiazione dei colpevoli, nulla insomma che sia in potere dell’uomo di fare, potrà risanare mai più?

Se io fossi Dio, sputerei a terra la preghiera di Kuhn.»

La preghiera di Kuhn, oltre a fornirci una conferma sulla natura religiosa della selekcja, conferma anche il nostro assunto iniziale, e cioè che alla base della religione ci sia una deroga.

Un’ulteriore prova o traccia della deroga la ritroviamo, fuori dal K.L., ma sempre nel solco della violenza e del sacro, in un recente episodio ripreso dalla cronaca, accaduto alcuni anni fa, di cui al momento non ritrovo la fonte, ma mi impegno a farlo. Vado quindi a memoria.

Un aereo di linea esplode durante il volo. Si tratta di un attentato di Al-Quaeda, una bomba era stata collocata a bordo del velivolo. Viene intervistato un arabo, che avrebbe dovuto essere a bordo di quell’aereo, aveva il biglietto per quel volo, ma quella mattina era successo qualcosa e non ce l’aveva fatta ad arrivare in orario in aeroporto. Al cronista ha dichiarato: – Quello che mi è successo è la prova che Allah esiste.

Ora, come Kuhn, questo arabo è un insensato. Perché offendere così Allah? Perché assegnargli questo ruolo cinico di risparmiare uno, lui, l’Eletto, e di lasciar disintegrare in volo circa duecento persone, alcune delle quali sicuramente credenti in detto Allah? Non è allora più onesta, e più rispettosa della divinità, la Sibilla Cumana, che così ammonisce Palinuro insepolto nel sesto libro dell’Eneide: «Desine fata deum flecti sperare precando» («Smettila di illuderti che le tue preghiere possano teleguidare la mano del sottufficiale delle SS o farti perdere l’aereo fatale». Certo, Kuhn e l’arabo ringraziano ex post, a selezione avvenuta, ma ciò non cambia l’ordine del discorso).

Fatta questa doverosa considerazione, analogamente a quella che fa Primo Levi, Kuhn e l’arabo ritardatario ci aiutano, però, a capire il dispositivo della deroga.

Diversamente da quanto si insegna o si insegnava nei ginnasi, dove si ripete(va) come un mantra che la lingua latina ha due modi per dire chiedere, e cioè quaerĕre e petĕre, il primo chiedere per conoscere o sapere e il secondo chiedere per ottenere qualcosa, c’è un altro verbo che significa chiedere, ed è rogare[3], che però in origine significa chiamare per avere una risposta, e solo in secondo grado significa chiedere con implorazioni.

Nell’antico diritto romano arcaico, che è un grembo dal quale scaturiscono anche molti istituti successivi del Cristianesimo, il procedimento elettorale avviene per chiamata individuale di ogni avente diritto. Al giorno d’oggi un tale schema sopravvive nelle votazioni per appello nominale nelle assemblee parlamentari. In Italia esiste anche un termine inequivoco che attesta una simile ricorrenza: la chiama (prima chiama, seconda chiama). Un altro affioramento del significato originario permane nell’espressione rogito notarile: qui il notaio roga l’atto, nel senso che chiama i contraenti dell’atto e ne attesta l’identità.

La rogatio, la chiamata, così come la conosciamo dalle sue origini giuridiche, è un atto pubblico, che si svolge alla presenza di uno o più testimoni, me è sempre rivolta ad personam. Chi è chiamato deve rispondere, esprimere il proprio voto o il proprio assenso, dichiarare le proprie generalità, ecc.

Nell’uso linguistico centro-italico c’è un’espressione, ormai desueta, che designa la minaccia di una sanzione per lo più rivolta ai bambini, e comminata dai grandi, in particolar modo dalla figura genitoriale, e, ancora più nel dettaglio, dall’autorità paterna. Se fai questo, dopo papà ti ruga. Rugare significa rimproverare, ma con una connotazione più forte e più terribile. Significa rimproverare urlando, manifestando rabbia. Non si tratta di un semplice, pacato e ragionevole rimprovero, di una rampogna, di un sermone, di una geremiade. La vocale scura “u” della variante dialettale (rispetto alla “o” della matrice latina rogare) indica una energia cupa, collerica e terminale, sul punto di deflagrare e condurre a conseguenze difficilmente calcolabili in anticipo.[4]

La_vocazione_di_San_Matteo

La Vocazione di san Matteo di Caravaggio ci introduce al tema della rogatio in chiave vocazionale. Qui abbiamo Gesù di Nazareth che irrompe in una cupa taverna e punta l’indice all’indirizzo di Matteo, intento come gli altri pubblicani a contare i denari, ma unico tra di essi che alza gli occhi, perché chiamato. La drammaturgia del quadro è stata esplicitata bene da Giulio Carlo Argan. Gesù sembra dire: – Tu. Matteo risponde, ma con una domanda: – Io? La domanda rimbalza nuovamente sulla figura di Gesù, che con il dito ancora puntato ribadisce senza possibilità di equivoco: – Tu, proprio tu. Gesù chiama Matteo a seguirlo, a salvarsi nella nuova fede.

Qui la rogatio, la chiamata, implica non l’esercizio di un diritto individuale, ma una speciale elezione da parte di un’autorità benefica e munifica. Nulla insomma che possa far presagire una conseguenza sgradita, tale da invocare una derogatio, una deroga.

Ma quando dio ti ruga, ti ringhia come un cane, allora ecco che spunta il bisogno della deroga.

“Davanti ai cancelli della salvezza, però, c’è un gran pigia pigia, un accalcarsi di richiedenti la deroga, come le anime in attesa sulla sponda destra dell’Acheronte”

Chi chiede la deroga? I moribondi, i condannati a morte, i malati di cancro, gli innamorati abbandonati, i malati di mente, gli assassini, le vittime di sevizie, gli alluvionati, i terremotati, i richiedenti asilo. Categorie speciali di persone, quelle sulle quali si abbate una speciale sventura. Gli sfigati. Ma man mano che si avanza, e che si invecchia, sono più o meno tutti coloro i quali chiedono la deroga.

La deroga riguarda tutti. Più che un’eccezione, la deroga tende a costituirsi come la norma.

E qui si arriva all’aporia che intasa il discorso della salvezza. Nonostante il detto evangelico sulla porta stretta e sul fatto che saranno pochi a varcarne la soglia[5], tutti i fedeli pensano che tale privilegio sarà loro riservato, e non si pongono il problema di quale sorte toccherà agli altri (eccetto i loro stretti congiunti).

Insomma, la Chiesa ripone le sue fondamenta sulla separazione tra gli Eletti ed i Reprobi. Non tutti saranno Eletti. La Chiesa è un’istituzione a numero chiuso. Davanti ai cancelli della salvezza, però, c’è un gran pigia pigia, un accalcarsi di richiedenti la deroga, come le anime in attesa sulla sponda destra dell’Acheronte. La Chiesa universalistica si regge su fondamenta contraddittorie, le sue più profonde radici attecchiscono su un paralogismo.

Lo sanno i fedeli, la gran maggioranza, che comunque si cautelano con i surrogati (altra parola che include il verbo rogare) di una deroga divina dall’incerto rilascio, come un passaporto per un sans papier.

Che altro sono i soldi, per pagarsi costose operazioni chirurgiche che i poveracci non possono permettersi, cosa sono il potere, il dominio sessuale, la bellezza, la giovinezza, la salute, se non surrogati pronti a scattare in caso di mancata deroga?

Nella deroga c’è una trattativa riservata, segreta, mafiosa, tra la legge di Dio e l’implorante. Colui che implora la deroga è disposto a tutto. Alcuni fanno anche fioretti. Rinunciano a bere il caffè, fanno accordi sottobanco con Dio, purché almeno a loro risparmi la sciagura.

Sono financo disposti a parlare bene di una canaglia, tale è questo Dio insensato. Come fanno i mafiosi quando parlano, semmai ne parlano, del boss del quartiere: – Io non posso dire niente di lui. Al battesimo dei miei figli è sempre venuto e sempre gli ha regalato una sùrroga d’oro.

Dicevamo che all’approssimarsi della morte la Chiesa registra il tutto esaurito, il sold out.

Giacché l’epitaffio comune a tutti, credenti e non credenti, è quello che si ritrova in Cartoline dai morti, nella prima Cartolina dai morti:

«Pure io? Sì, pure io.»

Inderogabilmente.

_____________________

[1] Se questo è un uomo, Ottobre 1944, Einaudi, Opere, Volume primo, p. 131.

[2] E come potrebbe essere diversamente, se la selekcja, per quanto macabra, è pur sempre una liturgia, e il sottufficiale delle SS un officiante, un ministro del culto.

[3] Chiedere con implorazioni, con preghiere, rogāre (aliquid ab aliquo, aliquem aliquid, ecc). Oreste Badellino, Dizionario Italiano-Latino, in correlazione con il Dizionario Latino-Italiano Georges-Calonghi, 1964, Rosenberg & Sellier, Torino.

[4] In alcuni luoghi del Senese si ode familiarmente Rogàre usato per Ringhiare, detto de’ cani, forse da Arrogàre, onde pure si fece Arrogante (cfr. Rogantino) [http://www.etimo.it/?term=rogare].

[5] Matteo, 7,13-14 «Intrate per angustam portam, quia lata porta et spatiosa via, quae ducit ad perditionem, et multi sunt, qui intrant per eam; quam angusta porta et arta via, quae ducit ad vitam, et pauci sunt, qui inveniunt eam!»

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Foto di copertina hugs&smoke&clouds, e foto I cessi dei musei by Alice Mazzarella, courtesy l’autrice. Foto La vocazione di Caravaggio open source.

https://www.instagram.com/alicemzzl/

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