A che punto è la notte

Mi sono spesso domandato perché, a distanza di duemila anni, noi (post)moderni sentiamo il bisogno di ritornare all’origine della nostra cultura, ai fondamenti, agli esordi.

Torniamo agli albori. Perché?

Torniamo agli albori perché nella psiche umana agisce la figura retorica della giornata solare, che inizia con le prime luci dell’alba e termina, dopo il tramonto del sole, con le fitte tenebre.

Nell’avanzare del giorno la verità si vela, si nasconde, si perde.[1]

Torniamo agli albori perché ci sembra che i sapienti delle origini (Zoroastro, Socrate, anzi i Presocratici, Confucio, Cristo, ecc. ecc.) ci abbiano visto meglio in quella chiara luce della prima alba del pensiero. Torniamo a quegli albori perché siamo persuasi che in quell’alba dell’umanità i sapienti abbiano messo a fuoco come mai prima e come mai dopo le questioni fondamentali, e che lo abbiano fatto molto meglio, e con più nitore, dei loro dodici seguaci e delle migliaia di epigoni, abbagliati ed accecati dal sole allo zenith, o decisamente traviati dai raggi del sole morente.

Tutta la storia del pensiero umano (che, a essere generosi, avrà sì e no diecimila anni) ci sembra una sorta di errore, ci sembra una sorta di sviamento dal tracciato delle parole originarie pronunciate da quei primi profeti dell’alba. A quelle parole inaugurali facciamo incessantemente ritorno con movimento a ritroso, à rebours. Ci schiariamo le idee immergendo la testa in quelle acque pure e cristalline, in quelle sorgenti mitiche di un fiume che, nel suo lungo viaggio al termine della foce-notte, si è andato ingrossando e inquinando, si è mescolato e contaminato con altre acque di altri fiumi, si è impantanato nelle paludi putride e torbide del nostro smarrimento vespertino.

Questa finzione retorica dell’origine-alba non vale solo per la Chiesa, che da duemila anni non fa che ritornare sui suoi passi, al Cristianesimo delle Origini, ai Primi Cristiani, al Vangelo e alla vita frugale in esso condotta, per raddrizzare le storture e, appunto, le deviazioni del clero corrotto. Questo dispositivo retorico del giorno solare presiede anche alla ricezione di più moderne profezie; agisce anche in relazione a profeti più moderni. I marxisti non fanno altro che tornare a Marx, al primo Marx, sia chiaro, ai manoscritti, ai Grundrisse, al Marx bambino, al Karletto neonato, al feto, forse al semplice gamete di Karlino, perché è là che si racchiude il pensiero autentico, il marxismo libertario, l’araba fenice; ed è da lì che occorre ripartire per azzerare tutte le storture e, appunto, le deviazioni staliniste, totalitarie, ecc. ecc. La medesima coazione a ripetere la ritroviamo, ops, anche nei freudiani, sebbene qui il gradimento si orienti verso l’ultimo Freud, quello dell’Uomo Mosè e la religione monoteistica, il Freud meno càmice bianco e più antropologo barbuto, per intenderci, il Freud che ribalta se stesso, il Freud che nella sostanza dice che il figlio uccide il padre perché lo ama…

E allora, più che domandarci quanto lontana sia l’alba originaria, sovvertiamo il dispositivo (di semplificazione) del pensiero e proviamo a interpellare la sera, il crepuscolo, l’imbrunire e, per essi, la sapienza della notte.

Può essere tenera, può essere di mezza estate, può essere d’inverno se un viaggiatore, può essere luttuosa come una vedova, la Vedova del Giorno, può essere sempre invocata (la sera), può essere amica del veggente, amante di chi veglia, insonne, madre d’angoscia, santa, sorella di chi presoffre, può essere oscura dell’anima. Può essere convegno di amanti e conciliabolo di streghe. Può essere del Medioevo. Può essere degli Dei (il Crepuscolo, Götterdammerung). In essa tutte le vacche sono nere. Può essere una nottataccia. Un nightmare. Può esser peggio che andar di. Può essere dell’Innominato. Può essere di bagordi. Può essere dei Lunghi Coltelli o, peggio, dei Cristalli. Può essere shakespeariana, grondante piogge torrenziali su visi barbuti di congiurati. Può essere lucreziana, può essere serena. Può essere dantesca, atra. Può essere di Valpurga. Può essere baudelairiana, arrivare a passi di lupo, come un ladro. Può essere pessoiana, unica cosa della dimensione dell’Universo. Può essere rilkiana, pregna di cosmico spazio. Può essere vedica, tenebra divina. Atra, atea, non maxista, certo. Freudiana?

Non c’è nessun venerando maestro laggiù in quelle fitte tenebre.

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[1] Non è un caso che i Greci dell’alba, cui quasi ossessivamente ha fatto ritorno Martin Heidegger, nominarono la verità alètheia, che è l’atto di rimuovere tutto ciò che si è incrostato sopra il concetto, e che ne nasconde l’originaria essenza. Questi Greci dell’alba si videro già travisati al tramonto, si cautelarono assai presto…

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Sovversioni non sospette slr

Marcia Letteraria Notturna

A che punto è la notte

Sabato 21 luglio 2018

h 20.00 / 24.00

Popola (Colfiorito), Foligno

sovversioninonsospette@gmail.com

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