Dove leggere cosa

Molti eoni fa quando, nel preparare la valigia, occorreva scegliere quale libro mettervi dentro, l’umanità viaggiante e amante delle lettere si divideva, come di consueto, in due categorie: quelli che andando in Grecia si portavano dietro l’Odissea e quelli che per le vacanze elleniche sceglievano, per esempio, Philip K. Dick.

L’umanità pre-Kindle si divideva in due squadre, quella degli Analogisti e quella degli Antifrastici.

Come nell’accoppiamento cibi vino, così nella scelta del libro della vacanza in taluni prevaleva l’abbinamento per concordanza, in altri per discordanza.

Se vado a New York mi metto in valigia Tom Wolfe o Saul Bellow, dice l’Analogista; no, dice l’Antifrastico, nel cuore della grande mela io mi porto Sofocle.

Se vado in Marocco mi porto Le voci di Marakesh.

Se vado in Pantagonia mi porto Chatwin.

Se vado a Dublino Joyce. A Balbec Proust. A Lubecca Mann.

Se faccio un viaggio on the road mi porto Kerouac.

E così via.

Ma ci sono, lo abbiamo detto, i fieri antifrastici.

Ho visto Asimov sulle Ande.

In Argentina, a Buenos Aires, una signorina vestita di bianco leggeva Pushkin. Che non è Putin.

In spiaggia non si legge Melville, si legge Patricia Cornwell.

E tu, lettore dell’Errore, in quale categoria militi, tra le fila degli Analogisti o tra quelle degli Antifrastici?

La dicotomia si applica facilmente ad ogni circostanza. Se vado in montagna mi porto Rigoni Stern o Solgenitzin? Se faccio un’escursione ad una sorgente mi porto Il canzoniere di Petrarca o Faulkner? E se faccio un giro negli slums di Los Angeles mi porto, con una tanica di birra, Bukowski o Garcia Lorca? E se vado in Tibet Terzani o Celine? E in Sud Africa Coetzee o Mishima?

Come dicevamo all’inizio, la dicotomia è venuta meno. Oggi la scelta di cosa leggere in viaggio la fa per noi un algoritmo, e non c’è da dubitare che la proposta sarà eccellente, la migliore possibile nella soluzione dell’equazione cosa : dove = x : analogia/antifrasi.

L’umanità viaggiante è ora alleggerita di un doppio fardello, quello materiale (i 350 gr per libro cartaceo di una volta) e quello immateriale, l’incombenza di una dolorosa esclusione, tale essendo ogni scelta.

Non dico che siamo privati del gusto della scelta. Questo no. Come ho detto la scelta era un tormento. Quello di cui siamo privati è un’illusione, l’illusoria pregustazione della lettura in viaggio. Proprio così, atteso che ieri il libro restava chiuso in valigia, perché la lettura vera era il viaggio, come oggi il Kindle resta largamente non letto perché, essendo onnipresentemente disponibile con noi l’intera biblioteca di Babele, che fretta c’è di leggere?

P.s.

Io, per la Grecia, a Zakintos, sono stato cerchiobottista. Ho portato Ghiannis Ritsos (prestito di un’amica incomparabile) e Flaiano. Foscolo no, certo.

Che ci fa Flaiano in un’isola dello Ionio?

Che ci faccio io qui?

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