Diario dell’Errore. 3

[1] 2-10-2010

Quello che rende tale una funzione religiosa non è il contenuto di essa ma la forma, il rito. La cosa strabiliante non è tanto quello che viene detto, evocato, invocato, cantato, lodato, pregato; la cosa strabiliante è che un numero di persone, riunite in uno stesso luogo, si conformano al rito, fino ad inginocchiarsi, in atto di sottomissione. Signori che a pranzo mangiano l’oca arrosto e poveracci che mangiano cavolfiori sono riuniti sotto una stessa casa e non scoppia la rivoluzione. Questo è il potere religioso, il suo carisma.

[2]

Raccontare una barzelletta ogni tanto va bene. Ma chi lo fa sistematicamente, quotidianamente, oltre a diventare irritante, svela che ha qualcosa da nascondere. La persona che racconta barzellette si nasconde nel mentre si mostra. Non parla di sé ma degli ebrei, dei carabinieri, di pierino, ecc. È affetto da una coazione compulsiva ad occupare il centro della scena senza tuttavia apparire, e offrirsi, come persona. È un pusillanime.

[3]

6-10-2010

In effetti, ed in una certa percentuale, quando si sceglie il colore di una nuova automobile si sceglie anche il colore della propria bara.

[4]

Il necrologio televisivo termina indefettibilmente con un ralenty e fermo immagine sul volto del defunto, che ruota di 45% gradi la testa e manda un sorriso già triste, già di commiato, su cui era già scolpito l’addio.

[5]

Gli istruttori maschi della palestra che ho cominciato a frequentare offrono una disponibilità ed attenzione di gran lunga maggiore alle ragazze e donne belle che non a tutto il resto del mondo. Li vedi che con loro sono pazienti, si fermano ad osservare la ragazza con due fianchi perfetti mentre fa le torsioni, flette,  ecc., le danno consigli, incoraggiamenti, ecc. Tuttavia non possono così platealmente trascurare tutti gli altri clienti. Ieri, ogni tanto, con tono di burbero rimprovero, come fa chi deve assolvere una mansione spiacevole ma inevitabile, l’istruttore mi lanciava un: tieni le gambe leggermente piegate, raddrizza la schiena!

[6]

15-10-2010

Secondo le rilevazioni, Berlusconi occupa le televisioni per un tempo superiore a tutti gli altri politici messi insieme. Coro di proteste, ricorsi alla commissione di garanzia, ecc. Ma nessuno che abbia detto che se così è una ragione ci deve essere, non sarà mica che Berlusconi non si sa esprimere bene, e che gli ci vuole più tempo degli altri per spiegarsi?

[7]

5-11-2010

Una visione (forse la scena primaria), una tribù di bambini, le ragazzine diventano madri a 11 anni e muoiono precocemente, una società che non invecchia, sempre sull’orlo dell’estinzione, una società di cuccioli…

[8]

Nessuno ha osservato che la vita sregolata, le notti disordinate che, in eufemismo giornalistico, conduce il Primo ministro sono cominciate dopo la morte della mamma Rosa (3 febbraio 2008). Adesso che l’adorata mamma non c’è più il bambino Silvio può fare tutte le orge che vuole, e, soprattutto, può farlo sapere in giro, perché ormai la mamma riposa in pace e non deve vergognarsi di lui.

Non sto dicendo che prima della morte della madre il premier andasse a letto con le galline e non con le escort, ma niente se ne sapeva, e pur subissato da scandali finanziari egli non era mai stato lambito da quelli sessuali.

Strano no?

Eppure questa concomitanza, alla quale nessuno ha pensato, esercita una decisa suggestione.

Queste notti di orge, di selezione stile lager della aspiranti concubine sono la conseguenza della perdita della madre, del lutto. Apparentemente è il bambino che, in assenza della mamma, fa le cose proibite. Ma dietro l’apparenza c’è un bambino che vuole umiliare, dimostrando di averne il potere, tutte le donne per punire la mamma che se n’è andata e solo lo ha lasciato.

[9]

4-01-2011

Il papa è un essere superiore non perché sia il vicario di Dio (Cristo) in terra, ma perché non impazzisce ad impersonare questa pantomima.

[10]

14-01-2011

Nella notte di gennaio le case di viale Firenze sono navi che filano su acque ferme, con il camino che fuma e pare la ciminiera. Avanzano ferme nella notte, i loro occupanti chiusi al caldo delle loro cuccette, una lampada che oscilla getta sulle murate un cono d’ombra in movimento, simile alla lanterna del nostromo che si aggira sul ponte.

[11]

16-01-2011

Un presepe porno, dove il pastore, il mugnaio, l’arrotino, il falegname, il vasaio e il maniscalco si trombano la lavandaia.

Un forno porno, dove si sfornano solo pani che raffigurano atti sessuali.

[12]

19-01-2011

Svestite da poliziotte e da infermiere. Eccola l’ossessione. Il disperato tentativo di esorcizzare il carcere e la morte, inculandole.

[13]

01-02-2011

Non c’è niente da fare, non mi abituerò mai ai lamenti dei gatti in amore a gennaio. Ogni anno mi risveglio nel cuore della notte e mi sembra il lamento disperato di un bambino. Quest’anno ho pensato a ***, ma non poteva essere lei perché dormiva placida nella stanza accanto con la porta aperta, ho pensato a qualche altro bambino nello stabile, ma poi ho realizzato che non c’erano altri bambini, e quindi ho capito. I gatti, quel prolungato gemito che sfocia in un lamento terrificante.

[13]

6-3-2011

Certe lavastoviglie fischiano, come arbitri di calcio, l’inizio e la fine del ciclo di lavaggio. Con un fischio iniziale dichiarano aperta la partita del pulito contro lo sporco, e con due fischi ne decretano la fine.

[14]

La circostanza che molti dei dittatori novecenteschi siano state persone di bassa statura, e non particolarmente dotate fisicamente può essere letta come la conferma di una rottura antropologica avvenuta nell’età della tecnica. Prima il valore, la virtù, l’aretè si misurava soprattutto con la forza e la potenza psicofisica; dopo, questo requisito essenziale passa in secondo piano, mentre emergono altre doti, più psicologiche, e fisiche, come la voce e lo sguardo (Hitler). La mediocrità fisica dei dittatori è, paradossalmente, una rivincita democratica dell’uomo medio (piccolo, tozzo, calvo) sull’uomo aristocraticamente bello e forte. La rivincita dell’impiegato qualunque sul guerriero.

[15]

C’è più umiliazione in chi aspetta invano ad un appuntamento o più coraggio in chi lo diserta?

[16]

Quando mi imbatto in un termine come timpano, mi riprometto subito di impararmi tutti i termini dell’architettura antica; quando mi imbatto in un termine come perlage mi riprometto di apprendere i principi di enologia, ecc.

Lo scrittore stupido fa sfoggio di erudizione, lo scrittore intelligente racconta di questa velleità (Bouvard et Pecuchet).

[17]

23-04-2011

La riprova che veniamo dal mare è che i bambini si devono cullare, per calmarli e addormentarli, devono essere fatti oscillare come su di un onda, devono tornare alla pace delle correnti marine…

[18]

Il suo eroismo assumeva una forma ciclopica. Se per esempio si criticava la chiesa, tale critica aveva legittimità e valore per lui solo se pronunciata da qualcuno che avesse saputo organizzare un’altra istituzione così potente, così ramificata, così grandiosa.

[19]

Sono proprio loro, quelle persone con aria un po’ dimessa, un po’ riservate, persino un poco grigie, quelle che vivono in case bellissime, arredate con cura e ricercatezza, con vetrate in acciaio e cristallo, pavimenti in legno chiaro, divani e cuscini bassi di cretonne, luci nascoste, cucine lussuose.

[20]

Gli orari dei poeti. Al mattino si può iniziare con Saba, Baudelaire si deve leggere nei tardi pomeriggi estivi, dopo un pranzo in cui ci si è ubriacati e si è dormito di sasso, in quel momento in cui una indecisione profonda dilaga, si è perso un pomeriggio e non si hanno piani per la sera, una angoscia sottile si insinua in quella luce radente, che batte sul pavimento polveroso.

[21]

12-05-2011

Leggere un nuovo libro significava per lui uno sforzo di inserimento e di sofferta compatibilità con i libri letti in precedenza, era come ricavare lo spazio su uno scaffale intasato di libri, era un’oltraggiosa sottrazione di tempo ai libri che regnavano nel suo empireo mentale, e che soli meritavano di essere incessantemente riletti.

[22]

26-05-2011

È morto nella notte di lunedì 23 maggio Giovanni Giudici. Sono anni, forse venti, che non leggo più le sue poesie. Quel suo tono dimesso e domestico ha accompagnato i miei venti anni, anni che, per i più, sono gli anni impetuosi della retorica giovanile. Ricordo l’immagine del tiranno che ci osserva mentre noi discendiamo, dell’educazione cattolica che “mi rovinò bambino”, e di una sera tristissima in cui non c’è nemmeno la voglia di bere. I titoli delle sue raccolte sono tra i più soavi e autoironici della poesia del novecento: da (in sequenza non cronologica) Quanto spera di campare Giovanni a Se sia opportuno trasferirsi in campagna.

«Forse nessuno – ha scritto Zanzotto – ha rappresentato come Giudici, con volontà e insofferenza, consciamente o per coazione, il vissuto dell’uomo impiegatizio nella sua versione più tetra». Non credo che sia esatto. L’homo impiegaticius è una condizione esistenziale che non merita – neppure – le tinte tetre di una condizione fosca. Da Kafka a Pessoa a Giudici, l’impiegato è l’uomo bloccato, né operaio né padrone, estraneo al conflitto, al sano godimento popolare come alla sprezzante goduria padronale.

[23]

02-10-2011

Teologia erotica: questioni di fede(rica)

[24]

15-03-2012

La scatoletta degli stecchini per i denti contiene un tesoro. La sua potenza magica, conosciuta nei grigi pomeriggi invernali di quando ero bambino, mi era caduta dalla mente, dato che non faccio uso di stecchini per la pulizia dei denti, e non cucino involtini di carne. Da quando però *** mangia l’uovo alla coque mi capita di aprire la credenza e prendere uno stecchino dalla scatoletta. E ancora oggi, sulla soglia dei quarantacinque anni, mi torna in mente quel senso di fastosa ricchezza, di innumerabile possesso che mi regalava quella scatoletta nei pomeriggi d’inverno, quando l’esplorazione di armadi e cassetti non aveva portato a nessuna significativa acquisizione, e c’era il rischio completo di una prospettiva di noia assoluta fino a cena. Quella scatoletta veniva magicamente a rompere la monotonia, a inondare il tavolo sparecchiato di una pluralità impressionante di bastoncini tutti eguali, e tutti, però, dotati di una individualità ai miei occhi. Era il gioco rifugio, l’ultima spiaggia, il premio consolazione, era certamente un ripiego di partite a pallone o di altri giochi interdetti, un surrogato, eppure ogni volta che ricorrevo a quel gioco mi stupivo di non averci pensato prima, di aver colpevolmente trascurato quella doviziosa occasione di svago che era alla mia portata, bastava aprire la credenza, e allungare la mano accanto alle ampolline dell’olio e dell’aceto. Senza poi dire della possibilità di scelta tra gli stecchini quadrati, magri e irregolari, e quelli rotondi, più pienotti e regolari. La scelta dell’uno o dell’altro tipo obbediva a questo criterio: iniziavo con quelli rotondi, più spudoratamente invitanti nella loro opulenza, più simpatici e baldanzosi; passavo poi a quelli quadrati, che se erano più macilenti, avevano dalla loro parte una individualità più spiccata, ognuno essendo diverso dall’altro, e mi offrivano il dono della singolarità nella ripetitività.

[25]

28-03-2012

«[…] Vicino alla porta della morte. Che si è spento. Che si è dipartito dalla vita. Come se l’avessero fatto di loro volontà. Buttati fuori, tutti quanti». James Joyce, Ulisse, Ade.

[26]

16-8-12

Si sentivano soli come all’uscita dal cimitero, dopo un funerale celebrato velocemente nel primo pomeriggio di un gelido giorno di gennaio. Tornavano intirizziti ciascuno a casa propria.

[27]

E chi ce lo dice che dio non sarebbe potuto diventare nel corso dei travagliati millenni non un’entità onnipotente,  non un qualcosa di estremamente intelligente, estremamente giusto ed estremamente severo, cui i fedeli si rivolgono tremebondi più per paura che per amore, signore degli eserciti e dei carri armati; ma un’entità minima, interstiziale, sfuggente, microscopica, qualcosa di più simile ad un feto malato che non ad un vecchio sapiente dalla lunga barba bianca, un qualcosa che tende a scomparire, che è sempre sul punto di estinguersi, di rinunciare alla vita, la cui intelligenza non raggiunge il livello razionale, un pigolio che si fa sempre più flebile, segnacolo di tutte le cose che non sono nate, che avrebbero potuto essere e non sono state, prìncipe che abdica ancor prima di salire sul trono…

[28]

Come fa il comandante Schettino a dormire con il fantasma di quella bambina di dodici anni rimasta intrappolata nei corridoi che si inclinavano paurosamente e diventavano scivoli al contrario? Era così felice di andare in crociera quella bambina, c’erano state notti che non riusciva a prendere sonno, restava sveglia al buio, pensava al mare, alle città meravigliose che avrebbe visto dal parapetto più alto, come in sogno.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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