19 agosto

[L’Errore di Kafka ripropone oggi 19 agosto questo post pubblicato il 29 marzo scorso e misteriosamente scomparso. Unesco: dai su!]

Al martirologio laico, delle vittime dell’ingiustizia, io opponevo a Marcuse un martirologio diverso, letterario. Qual è l’anniversario della letteratura? Qual è il giorno in cui tutti i lettori dovrebbero sospendere le loro attività, lettura inclusa, e raccogliersi in meditazione? O in preghiera?  O recarsi nel luogo dove l’evento è accaduto? Certo, qui l’imbarazzo della scelta è enorme. La Russia? Da Majakoskij e dal suo primo suicidio di Stato, la Russia non è certo stata avara nel suicidare e/o fucilare e massacrare i poeti. Fino a Brodskij. Ma no, la Russia ci ha troppo abituato al peggio, e colà quasi ogni scrittore è un martire. E un testimone. Come Anna Achmatova, in fila in un mesto corteo di supplici, fuori dalla prigione del figlio.

Perché i Russi non si sono messi a urlare, come i Baschi: Bajo los muros de las prisones?

Qual è l’anniversario, dunque? L’Unesco lo ha sancito: il 21 marzo è La Giornata mondiale della poesia. A parte l’uso del termine giornata, che, come per la giornata della Memoria, indicherebbe una durata maggiore rispetto a quello di un semplice giorno, e ricorderebbe la giornata lavorativa, quindi un impegno, un lavoro, ancora un dovere; il 21 di marzo è stato scelto per ragioni astronomiche, senza scontentare nessuno. Il Sole non può stare sul cazzo a nessuno, giusto?

All’Unesco sarebbero volati altro che stivali se, poniamo, qualcuno avesse proposto Dante o Shakespeare o Cervantes o De Sade. Ogni nazione giù a rivendicare di essere la culla della letteratura e della poesia. Non si mettono d’accordo sui gas serra, figuriamoci se si mettono d’accordo sul simbolo.

Se l’Unesco avesse avuto le palle, la data c’era già, coglioni! Il 23 aprile, giorno di una simmetria e specularità letterarie perfette. Data di morte sia di William che di Miguel. E nello stesso anno: 1616! Ma – dico io: – Si saranno mica messi d’accordo, neh? No, perché i due pilastri della letteratura europea moderna vanno a morire lo steso giorno, lo stesso anno. Non è strano? A che ora sono morti? Io spenderei meglio i soldi dell’Unesco e incaricherei una commissione d’inchiesta di eruditi per accertare l’ora e, se possibile, il minuto esatto del decesso dei due grandi scrittori e poeti. E chi lo dice che non scopriremmo qualcosa di inquietante, che neppure Borges? E se fossero stati la medesima persona? Ah, coglioni, non ci avevate pensato laggiù all’Unesco, eh!

Vada per il 23 aprile. C’è una ragione in più. A Barcellona esiste da tempo immemorabile la festa di San Jordi, la festa delle rose e dei libri. Gli uomini regalano una rosa, le donne un libro. In una parola, la civiltà. Che ci voleva, c’era già la festa! E facciamoli contenti i Catalani una volta tanto, hanno buscato così tanto, meno dei Baschi, beninteso, ma hanno pagato a Franco un conto salatissimo. E adeso gli imprigionano i ministri.

Ma no. Non scherziamo. Però restiamo in Spagna. Sì. È qui che si è consumato l’evento più oltraggioso della storia della letteratura mondiale. E, se esiste una letteratura galattica, l’evento più oltraggioso di tutta la letteratura di tutta la Galassia.

Ma no. Ho un ripensamento.

Il luogo: Amsterdam.

La data: sconosciuta (febbraio-marzo 1945).

Sto chiaramente parlando di Anna Frank. La letteratura, mondiale e galattica, muore con questa scrittrice poco più che adolescente. Cha cazzo hai da dire dopo Anna Frank? Ho trovato proprio ieri una testimonianza che ti fa accapponare la pelle. Grazie ad una giornalista scrittrice italiana, Annalena Benini[1]. Annalena Benini riporta la testimonianza di Miep Gies, «la donna che ha salvato il diario di Anne Frank, e che per due anni ha portato cibo, vestiti e parole alla sua famiglia nascosta nella soffitta di Amsterdam. Un pomeriggio di luglio, Miep era entrata nell’alloggio segreto per una visita inaspettata e si era trovata Anne davanti, che scriveva seduta al tavolino della cucina (aveva lottato per qual tavolo, per avere diritto ad un turno più lungo, perché stava scrivendo il suo diario, il suo libro): «Aveva un atteggiamento di grave e profonda concentrazione, come se stesse soffrendo di un mal di testa lancinante. Il suo sguardo mi trafisse e io rimasi senza parole. Improvvisamente, quella che stava scrivendo era un’altra persona.»

Commenta, benissimo, Annalena Benini: «Quella donna affezionata e gentile credeva di incontrare Anne Frank, una ragazzina ebrea di quasi quindici anni che cresceva dentro i vestiti e non stava mai zitta, invece aveva visto una scrittrice, aliena, un’altra persona, forse nemmeno una persona.»

Domanda: perché l’Accademia di Svezia non ha assegnato, postumo in via eccezionale, il premio Nobel, garantito dai soldi dell’invenzione della dinamite, a Anna Frank?

Anna Frank la ricordiamo tutti. Chi non la ricorda è morto dentro.

Torniamo in Spagna, più a sud.

A Viznar.

È il 19 agosto.

Non so perché, ma la guerra civile spagnola mi ha fatto sempre piangere. Non ho parenti spagnoli, io sono francese, non ho antenati che hanno combattuto né per il fronte della Repubblica legittima né per i fascisti. Come molti, ho visto al Prado questa tela dilatata per la lunghezza, Guernica. Dopo Guernica facciamo ancora le guerre? Ancora bombardiamo?

Ma Guernica sta a nord, e noi andiamo a sud. Andiamo in Andalusia.

Questi sgherri fascisti che trascinano all’alba un poeta in un uliveto, lo deridono e lo umiliano, lo chiamano marricone.

Ora, sia detto subito: A las cinco de la tarde è la poesia più bella del novecento. Perché fonde insieme ciò che il novecento ha disgiunto: l’amore (sessuale, non importa il prefisso) e l’eroismo.

Ora, un pianista, un pittore, un poeta che canta i gelsomini con il loro piccolo bianco e i vagabondi gitani, trattato come un assassino, all’alba. In un oliveto.

I lettori, i letterati, i poeti, dovrebbero rimettere la sveglia tutti, alzarsi all’alba del 19 agosto, orientarsi verso occidente, visto che Andalusia sta in fondo all’occaso, e mettersi accanto a Federico e stargli vicino, e beccarsi gli insulti degli sgherri e le pallottole… Federico ti sta vicino, lo so per certo.

Vigliacchi.

Ogni volta che ci penso mi viene da piangere. Davvero. Vaffanculo. Cazzo. Vaffanculo.

Unesco: […].

________________________

[1] Annalena Benini, La scrittura o la vita. Dieci incontri dentro la letteratura, Rizzoli, 2018.

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