Dìtelo ai gelsomini

Attorno alla metà di settembre prossimo L’Errore di Kafka sarà a Viznar (Granada), per deporre un gelsomino sul luogo dove Federico Garcia Lorca venne fucilato all’alba del 19 agosto 1936.

Come disse Alberto Moravia, sbagliandosi, nell’orazione funebre per Pier Paolo Pasolini, tutta la società dovrebbe essere in lutto quando muore un poeta, perché di poeti ne nascono tre, massimo quattro in un secolo. Il poeta dovrebbe, urla dal palco Moravia, essere sacro (intendendo con ciò che non dovrebbe essere barbaramente trucidato). Applausi. Moravia, nell’accorato epicedio, si sbaglia, non sul numero dei poeti, sia chiaro, ma perché è la morte violenta ciò che consacra il poeta. Il problema non è la morte, ma il come. Sembra che Federico Garcia Lorca sia stato fucilato alle spalle, come un traditore. Ora, e a parte il fatto che Federico Garcia Lorca fosse fedele alla Repubblica legittima, fucilare alle spalle un poeta è un atto vile per chi lo compie. Non ha la forza, chi lo compie, ma soprattutto chi lo ordina, perché non ne hanno la legittimazione, di guardare negli occhi il volto della poesia. Stanno uccidendo una parte di loro stessi. E non possono guardare.

L’Errore di Kafka ti invita a partecipare idealmente a questo Pellegrinaggio Letterario.

Se vuoi deporre un gelsomino anche tu, L’Errore di Kafka lo farà per te.

Poetry founding

Partecipa al Pellegrinaggio Letterario “Un gelsomino per Federico”! Con il versamento di € 10,00 sarai idealmente al seguito della spedizione letteraria dell’Errore di Kafka. Potrai anche inviare scritti, disegni, foto che saranno deposti sul luogo consacrato.

€10,00

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1 Comment Lascia un commento

  1. […] Né fiori né opere di bene ma muto silenzio quando annotta laggiù; è scorso così tanto sangue che seguire le tracce del nostro è un segnale rassicurante per il nemico, spaventato di cosa ci ha fatto, non di cosa potremmo fare a lui, dice Mahmud. Una canzone forse, allora rispondo, un canto disteso, che fluisca a est e ad ovest, saltando i davanzali, scavalcando i colli, con un guizzo di ironia negli occhi, proprio là, dinnanzi, perché il morto non diventi un fantasma e il fantasma agisca contro di me.

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