Diario dell’Errore. 9

[1]

MICRO-OSSERVAZIONI

Cammino immerso nei miei pensieri. L’occhio cade su qualcosa per terra. È una siringa. No, non è una siringa – realizzo in un millesimo di secondo – è la bustina trasparente della cannuccia del succo di frutta in tetrapack, monodose. Così ogni volta. È una siringa. No, è una bustina.

[2]

Anatomia sessuale. Uno starnuto della donna durante la penetrazione stringe il membro in una morsa. Strana sensazione. L’orgasmo della donna non si manifesta in una simile contrazione della vulva. Il corpo è una matassa di nervi.

[3]

Con molta premura, sotto dettatura di uno sconosciuto con o senza occhiali, l’impiegata dell’anagrafe prende nota della data di nascita di X.

Con molta premura, sotto dettatura di uno sconosciuto con o senza occhiali, l’impiegata dell’anagrafe (un’altra, non quella di prima) prende nota della data di morte di X.

Di fuori brilla il sole, oppure non brilla affatto.

[4]

Io, sottoscritto, pienamente consapevole della responsabilità che assumo con la mia deposizione

dichiaro

di aver visto i Sette Nani

l’altra notte

scendere da un autoblindo

girare per le strade armati

di bastoni e qualche spranga di ferro

circondare prima un negro poi una prostituta

poi una ragazza sola poi un anarchico

lasciarli come stracci sull’asfalto

risalire sull’autoblindo e terminare la notte

in un night-club;

e altresì dichiaro

di aver visto il giorno dopo Biancaneve

seviziare una povera vecchia rimbambita

che aveva suonato al citofono

e voleva darle non so che.

[5]

Da quando è al corrente dei progetti matrimoniale del figlio, la zia *** va in giro con gli occhiali da sole fumé probabilmente per nascondere quanto è nera in viso.

[6]

Odio

lo iodio

odio

l’io

e odio

dio.

[7]

Ortodossia o ortodonzia?

[8]

Tra coloro che gli dei chiamano a sé prima del tempo, ed oggi ciò significa coloro che defungono prima dei 60 anni, cioè ancora “giovani”, c’è inevitabilmente un rammarico. Vi è, tra i chiamati anzi tempo, chi si rammarica per non aver potuto fare tutto il bene che avrebbe desiderato; chi si rammarica di non veder crescere i nipotini; chi si rammarica di non aver portato a termine un progetto o, in caso di artisti, un’opera; chi si rammarica di non aver condotto a termine la vendetta. Marcuse si rammaricava di non aver potuto essere assurdo quanto avrebbe voluto, assurdo quanto sarebbe stato necessario, e liberatorio, esserlo.

[9]

L’origine totemica del pallone

Nessuno, che io sappia, ha ancora avanzato l’ipotesi che il pallone preso a calci da 22 giocatori sia la trasposizione moderna della testa del nemico.

Sull’origine simbolica del football ogni diplomato ha una sua opinione. Metafora della guerra; metafora della penetrazione (il goal); la palla metafora sferica del mondo, ecc. ecc. Macché. Stanno prendendo a calci rabbiosamente la testa mozzata del nemico. La conferma? Plutarco. “Stratocle […] aveva preso a vivere con sé una cortigiana, di nome Filacio, e un giorno, che costei aveva comprato al mercato, per ammannirgli a pranzo, un po’ di cervello e di collo, le disse: “Guarda guarda: hai comperato per pietanza le stesse cose, con cui noi uomini politici giochiamo alla palla” (Vita di Demetrio, 11, trad. it. Carlo Carena, Mondadori, 1974, Vite parallele, vol. 3).

[10]

A leggere Plutarco e gli storici politici dell’antichità pre-cristiana, dove è tutto un tramare ed uccidersi tra fratelli e tra consanguinei per conquistare la successione al trono, si capisce forse meglio il detto evangelico sono come la spada, sono venuto a separare il figlio dal padre, ecc. Cristo temo che abbia compreso quale infernale impiccio sia la consanguineità, ed abbia indicato una soluzione nel creare una famiglia universale, la chiesa, con un solo padre e un solo figlio. Che si fa togliere di mezzo. Tutti gli altri sono fratelli e sorelle che non devono competere più per la successione. Non è geniale?

(Va da sé che le trame e le uccisioni di consanguinei siano proliferate anche post-Christum, ma non si può avere tutto dalla vita, cristo!)

Ancora Plutarco: “[…] Tutte le altre dinastie presentano invece molti casi di stragi intestine, in cui il padre uccise qualche figlio, o i figli le madri, o i mariti le mogli; e quanto ad uccidere i fratelli, questo fu riconosciuto dai re come un postulato universale ed utile alla loro sicurezza, quali sono i postulati che gli studiosi di geometria assumono per veri senza bisogno di dimostrazione. (Vita di Demetrio, 3, op. cit.).

[11]

Dei romanzi ottocenteschi non capiva le parole delle piante e dei fiori; dei romanzi moderni non capiva le regole del baseball.

[12]

Dobbiamo essere come Beckembauer, stare in difesa della letteratura, subire gli attacchi di radio tv cinema internet, fare catenaccio contro le serie televisive dove oggidì si acquattano i fuoriclasse della scrittura creativa, le penne più insidiose, e ogni tanto lanciare la palla in avanti, confidare nel contropiede, sperare che un Kruijff, un McEwan, un Platini, un Houellebecq la raccolgano e vadano in goal.

[13]

Non ci si libera dal patto amoroso, così come non ci si libera del patto mafioso. Facile a dirsi. Ma i legami amorosi non si sciolgono se non con un morto. Dal coniugio non se ne esce se non in orizzontale. Il letto degli amplessi è, alla fine, un catafalco.

[14]

Asciugare l’insalata con il phon. In mancanza della centrifuga.

[15]

La letteratura e gli uomini di stato. Ambasciatori. Guimaraes Rosa. Giorgios Seferis. Ecc. ecc. Io pensavo che fossero, gli scrittori e i poeti, gente senza potere né incarichi. Non me li sapevo immaginare bene nei consigli di amministrazione o ai ricevimenti…

[16]

Nota positiva: a quarant’anni suonati F. T. si è messo il brillantino all’orecchio e fuma. Sai il padre!

[17]

Oggi in libreria assurdo scontro con Maddalena da Spello.

Lei giustifica i «casseurs» francesi («hanno acquisito la mentalità del cittadino francese, che si ribella, che non accetta tutto dalla politica, come qui in Italia» dice), poi però si incazza con me quando io contesto il concetto di Regno, appellandomi ai giacobini, che ghigliottinarono i re.

Il suo nuovo libro si intitola: «La semenza del Regno».

[18]

A propos di svastica, dopo quella, mirabile, di Gregor Von Rezzori (la bandiera nazista evoca la pubblicità di un veleno per scarafaggi), ecco un’altra visione folgorante, grazie a Jean Amery: «[…] drappo rosso sangue con il ragno nero in campo bianco» (Intellettuale ad Auschwitz, 86-87).

[19]

Una curiosità: ma esiste (è esistito) il compositore VINTEUIL, la cui sonata per pianoforte e violino contiene quella melodia così amata da Swann? Per incidens, l’amore di Swann per Odette dura fintantoché la sonata viene eseguita in modo frammentario. Quando Swann ha modo di ascoltare la sonata per intero, il suo folle amore è ormai al tramonto.

[20]

«Se non invitate Dio a essere vostro Ospite nell’estate, Egli non verrà a voi nell’inverno della vita» (Autobiografia di uno Yogi, 212). Il tema dell’integrità psico-fisica, ovvero del benessere e della salute, che sono dati ovvi e scontati quando ci sono, e diventano beni supremi quando vengono meno.

Ospitare dio nell’estate potrebbe significare accogliere il senso dell’impermanenza nel momento della salute e del benessere, per farne leva nel momento della malattia e dello sconforto.

[21]

Definizione di Morale: «[…] frustrazione di un godimento assunta a legge apparentemente avida» (Jacques Lacan, Dei Nomi-del-Padre, Einaudi, 74).

Una legge che proibisce la pedofilia, la pornografia, ecc. è manifestamente avida del godimento che, nel vietarle, identifica in quelle pratiche.

[22]

Folgorante riassunto dell’Iliade: una rissa per il possesso di una schiava (L. Canfora, cit. in Classici elettrici di R. Andreotti, BUR, 2006, 40).

[23]

L’ossessione come religione privata? Nel pensiero ossessivo ci sarebbe una traccia del pensiero magico?

[24]

7-XI-2006 (a. D.)

«Molti contemporanei vivono come se dio non esistesse» JOSEPH RATZINGER.

Sull’esistenza o no di dio si discute da secoli, almeno almeno da una venticinquina.

Fiumi di inchiostro.

Il 7 novembre 2006 arriva Ratzinger e, tza-tza, mette ordine alla questione una volta per tutte.

Come?

Con una inversione retorica perfetta, con un’inversione dell’onere della prova.

La mossa è molto sottile, astuta, si direbbe… diabolica. Basta utilizzare il periodo ipotetico dell’irrealtà, come studiato sui banchi di scuola, applicandolo alla «non-esistenza» di dio, per blindare con il sigillo della indiscutibilità proprio quod erat demonstrandum.

E poi la sentenza assomiglia a certe osservazioni che si sentono in giro: – Oggi si vive come se la morte non esistesse. Oppure: – Oggi si pretende di vivere come se non esistesse il dovere, ecc. ecc.

Risuona nella massima papale un’aria di morale diffusa, popolare, che la rende persuasiva ed orecchiabile.

E fa leva sulla confusione insita nel vivere contemporaneo. Chi non sottoscriverebbe la massima: I contemporanei brancolano nel buio, o simili?

In conclusione: la massima di Ratzinger ha un’efficacia di gran lunga superiore a una del genere: – Molti contemporanei vivono nell’errore senza la fede in dio.

E ciò in quanto l’ipotesi che dio non esiste è data ex ante per ASSURDA, IRREALE!!!

(Almeno Tertulliano aveva il buon senso – e il buon gusto – di affermare una cosa un tantinello opposta: CREDO QUIA ABSURDUM!)

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