Diario dell’Errore. 10

[1]

Negli anni ‘70 era figo chi si iscriveva a Scienze Politiche e faceva una tesi sulla terza via ugandese al socialismo; negli anni ‘80 era figo iscriversi alla Bocconi (alla Bocchini, la chiamavano con più amarezza che sarcasmo i rimastini della sinistra) e fare tesi di corporate financing strategic managment. Poi si addivenne, e siamo agli anni ‘90, che ancora perdurano, alla sintesi. Era figo occuparsi di economia e impresa, ma di impresa progressive, ecocompatibile, a chilometro zero, a filiera corta, per non parlare della decrescita latouchiana, il primo economista anoressico della storia, di casa passiva, insomma di un’impresa che, data per acquisita la sua intramontabilità (come si fa presto ad archiviare questioni che sembravano occupare il centro eterno della disputa, il conflitto capitale/lavoro, o, e fa lo stesso, come si fa presto a derubricare a effimere questioni eterne), riproponeva il manicheismo all’interno di se stessa, distinguendo un’impresa buona, etica, come le coop, quindi comunista, e un’impresa becera, delocalizzatrice, quindi fascista. I Temi delle tesi: il caso Freytag e il recycling empowerment managing. Ecco dove si era riallocata la sinistra.

[2]

E il filosofo post heideggheriano, critico della tèchne, incamminato sulle orme del sacro, che arrivava al festival scortato da una giovane sedicente giornalista, che aveva ottenuto un’intervista da lui all’indomani (che culo incredibile!), e guarda caso aveva preso una stanza nel medesimo hotel del filosofo barbuto, per altro assai cordiale e simpatico, e io che con la sedicente giornalista ci avevo discusso a cena a proposito di urbanistica o non mi ricordo che. Lei si era anche impipinita con me e mi aveva snobbato al momento dei saluti.

[3]

La mafia e la chiesa sono identiche nella violenza sessuale che incorporano: la prima per degradazione (fimmina, il peggior improperio); la seconda per denegazione. Entrambe per denigrazione.

[4]

Marcuse provava un’intima soddisfazione quando vedeva persone che lui aveva messo in contatto parlare tra di loro ad una festa, piacersi, annuire con un bicchiere di plastica in mano, scambiarsi i numeri del telefono. In alcuni casi Marcuse era stato pronubo di relazioni, alcune anche clandestine. Alcune effimere, altre durature. Di queste ultime, nessuna aveva retto agli sgambetti degli anni, e, quale prima quale poi, erano finite per terra.

[5]

Quella spocchiosità tipicamente novecentesca, quella presunzione di conoscere cose che le generazioni e gli evi passati non avrebbero conosciuto per arretratezza: l’inconscio, la lotta di classe, il sesso libero (?!), il sesso orale, il sesso anale, la ribellione, il rock, la contestazione, le droghe, il piercing, il femminismo.

Sembrava, a quei tempi protervi, che anteriormente alle generazioni novecentesche nessuno avesse mai prima scopato liberamente, analmente o oralmente, avesse contestato e lottato duramente, che mai nessuno si fosse sballato prima.

C’era, a quell’epoca saccente, una sostanziale denigrazione dell’età adulta e dell’età anziana, il novecento è stato il secolo (XX) della giovinezza (il XXI in corso è il secolo dell’adolescenza, poi chissà), perché i giovani erano più veloci ed abili nell’impiego della Macchina, la Macchina era giovane e veloce, come le mitragliatrici cantate da Marinetti.

[6]

Le uniche chiese che gli piacevano ormai erano quelle scoperchiate, senza più il tetto, quelle dove le colonne sono come una foresta di piante ad alto fusto, e reggono la volta del cielo. Sono abitate solo dalla luce, dall’aria che circola libera. Sotto le colonne cresce un pratino, dio se n’è andato via con tutti i suoi ministri e i suoi fedeli.

[7]

Malebranche aveva opposto una dura quanto inutile resistenza alla invasione dei programmi televisivi. Portobello, Maurizio Costanzo Show, e Quelli della notte. Gli dispiaceva che tutta la famiglia se ne stesse raccolta attorno al televisore, non capiva quel loro appassionarsi, si sentiva solo ed escluso, andava a dormire presto.

[8]

Ci sono i nasi, i nasi grossi, i nasoni. E poi ci sono i rostri. Massicci rocciosi, catene montagnose, nodosi, contorti, ecc.

[9]

Leccare tra le cosce coscienziosamente.

[10]

In quei tempi si usava spesso l’espressione presa di coscienza. Ci vuole una presa di coscienza! Come fosse una presa di tabacco!

[11]

Con i bambini si usa l’imperfetto per rispetto verso un passato che ancora non hanno; con gli anziani il futuro, per rispetto verso ciò che non hanno più.

[12]

Sicuri da ogni turbamento.

[13]

La nostra attrazione per le donne nere fa ridere rispetto alla fame che i neri hanno delle donne bianche. Il sesso del futuro sarà dei Negri.

[14]

Non è un caso se la prostituzione ed il commercio dell’amore avvengano nelle periferie, nelle zone industriali, lungo stradoni percorsi di giorno da camion e autobotti, in prossimità di un gasometro, o di un cementificio. La prostituzione è un rito di fecondazione, celebrato tra asfalto, cemento, vetro e acciaio; un alacre cerimonia panspermatica e apotropaica volta a risospingere, oltre i terreni vaghi, lo spettrale senso di morte che si aggira tra le luci al neon del distributore Eni e il cimitero.

[15]

Le cose essenziali non ce le siamo dette.

[16]

L’abbraccio per strada tra un agente della Polizia di Stato e una guardia giurata privata, quest’ultima in mimetica nera, maglia nera a maniche corte, testa rapata a zero, occhiali da sole, profilo siriano, libico, feroce.

[17]

Un paese ben protetto ai confini dove ci siano uno, massimo due esperti di poesia, tipo un Nicola Crocetti e, al massimo, un Luca Sossella, un paese dove sia pacifico che spetta a loro, solo a loro, scegliere quale poesia valga la pena di leggere, o quale poesia sia opportuno leggere la sera prima di coricarsi, non questo fiume di poesia che si ingrossa nella notte e dilaga nel paese rompendo gli argini, e scatta l’allerta idropoesiologica e i pompieri delle lettere entrano in azione con le loro pompe, le loro idrovore, i loro lampeggianti accesi anche quando arriva l’alba.

[18]

La loro relazione era arrivata allo stato bituminoso.

[19]

Sarà un caso se uno dei massimi scrittori del secolo (ma quale?) sia nato ad Ithaca?

[20]

Marcuse ammirava i politici che non parlavano nel linguaggio tecnico della politica (quello che poi verrà bollato come politichese). Sembra facile, ma non lo è. È come l’incipit memorabile de I 23 giorni della città di Alba. Tutti avrebbero potuto pensarci, ma solo Fenoglio lo ha fatto. Esiste anche il raccontese, che è la morte di ogni racconto. Il politico di genio è uno che ha passato ore, giorni, notti fumose, mesi, anni in riunioni, comitati, ora talk show, capisce anche le più sottili sfumature linguistiche del politichese, ma lui non lo usa. Il segreto: è un po’ sordo. Va al sodo perché non ha sentito tutto. Ecco il segreto dei leader!

[21]

Come i rampolli dell’alta borghesia imprenditoriale difendano lo status del proprio casato o della propria classe in parte mostrando di disappartenergli e in parte alleandosi con l’estrema sinistra «senza di cui un potere moderno non è nemmeno concepibile» (Petrolio, 418). Nella cittadina di provincia dove vivevo avvenne che un giovane rampollo di una ricchissima famiglia di costruttori si era alleato con la sinistra cittadina (nella presidenza prima di un’organizzazione in tema di azioni urbane, che per la sua ambiguità situazionista-radicaloide andrebbe analizzata a parte; e nella presidenza poi di un’associazione di giovani jazzisti, e il jazz è sempre di sinistra nonostante Keith Jarrett). Bisogna analizzare anche il beneficio che, dalla presidenza altolocata, traggono gli aderenti non altoborghesi a dette associazioni, in termini di un’inattesa legittimazione aggiuntiva, e corroborativa in maniera del tutto speciale, ai loro orientamenti politici e ai loro gusti radicali; se non l’infusione di un carisma tutto speciale ridondante dalla presenza di un elemento che naturalmente, per censo e cultura di origine, avrebbe dovuto militare su spalti avversari, essere piuttosto presidente degli Amici della Musica e del comitato promotore della Festa del Santo Patrono.

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