Diario dell’Errore. 11

[1]

15.7.2018

I coiti delle coppie sono ognuno diverso dall’altro.

I litigi si assomigliano tutti.

(Rovesciando Tolstoj)

[2]

I maschi si dividono in due categorie: quelli che la saliva la spalmano con le dita, e quelli che ci sputano (cit. forse da Walter Siti, Resistere non serve a niente, p. ?).

[3]

Tanto il condottiero che il poeta sono mossi da uno stesso impulso fondamentale: la paura.

La guerra e la poesia sono due modalità, talvolta opposte, di fronteggiare la paura.

[4]

Quell’aria sufficiente, quell’espressione di sufficienza che ha Mussolini, con il mento proteso. Un’aria che arriva ai nostri giorni democratici. La sufficienza degli uomini si sinistra. F. G. e A.C. Il lato serioso e il lato sornione. Ma la base è la sufficienza: so tutto, non ho bisogno che tu mi dica niente, sto ad ascoltarti per degnazione ma so già da ora, da prima che inizi a parlare, che le tue parole non aggiungeranno nulla alla mia poderosa conoscenza del mondo. L’aria di sufficienza si camuffa, sotto il fascismo, da fierezza; sotto il comunismo, da intellettualità.

[5]

Á propos de eufemismi: ecomafie, come se fossimo in presenza di una mafia un po’ ecologica, un po’ sostenibile, rispettosa dell’ambiente. I prefissi sono ordigni concettuali posti sotto il sostantivo.

[6]

La Morte della Pizia di Frederich Dünrenmatt; Edipo a Colono di Sofocle: queste opere capitali del pensiero umano.

[7]

DEMOCRAZIA

Vi sono persone miti, sobrie, mediocri, ponderate che improvvisamente balzano sulla scena del potere. Questo accade come quando un manipolo di gente ubriaca, trovandosi in una qualche difficoltà, sceglie una delle poche persone sobrie superstiti per condurre la spedizione in salvo.

Molti degli ubriachi sono così tanto ubriachi da essere totalmente indifferenti alla designazione del condottiero (o perché saggiamente, in un residuo di saggezza, si rendono conto di essere spacciati; o perché, al contrario, giudicano la situazione tutto sommato superabile, e la salvezza già in tasca); solo pochi, pochissimi degli avvinazzati si rendono invece conto della gravità della situazione: sono essi, solo essi, i lucidi nell’ubriachezza, il potere costituente, la forza profetica della democrazia.

[8]

GELOSIA.1

Fare domande su cosa sentiva durante la penetrazione, se trovava piacevole o eccitante farsi leccare le ascelle, se le piaceva di più essere toccata con l’indice o con il medio, era stato il modo di sondare il terreno della fidanzata per prepararsi al meglio all’incerto ma anelato incontro con un’altra ragazza di cui si era invaghito. Faceva con la moglie le prove di ciò che avrebbe poi fatto con l’amante.

Quando – un secolo più tardi – una volta aveva sentito la sua fidanzata (un’altra, non quella di prima, e molto più giovane di lui) domandargli se la sua fica aveva un sapore particolare o se trovava spiacevoli i suoi capezzoli carnosi, gli si era acceso nella memoria inizialmente un lumino, come un fioco ricordo, un lumino che poi era divenuto più acceso, e gli aveva insinuato il dubbio che ora le parti si fossero invertite, che fosse ora la sua giovane fidanzata ad utilizzarlo per le prove generali del tradimento. Il lumino aveva fatto divampare un incendio.

[9]

GELOSIA. 2

La relazione che aveva, e che gli concedeva giorni e giorni di confortevole intimità e serenità dell’animo, era però funestata ciclicamente da due ombre, da due spettri: quello delle mestruazioni e quello delle corna.

Questi eventi funesti inizialmente erano tra loro scollegati, agivano cioè del tutto indipendentemente l’uno dall’altro. In un secondo momento fu però manifesto che tra le due turbative esisteva un anello di raccordo.

La luna dominava la relazione. Il lato oscuro della luna era quel vento improvviso, buio, cattivo che si alzava e soffiava sulla quiete, distruggendola. E poi c’erano quei corni della luna, quell’assottigliarsi progressivo della sfera e quel profilarsi delle punte aguzze, beffarde, diavolesche, e pungenti come trafitture, insinuanti come un dubbio.

Erano momenti, giornate, notti terribili, in cui tutto, e non solo la relazione, vacillava, esplodeva in mille pezzi di rabbia, dolore, urla e litigi.

Poi accadeva questo: non sarebbe corretto dire che quel vento, così come era improvvisamente apparso, altrettanto improvvisamente cessasse, ripristinando d’un subito la quiete. No. Quello che accadeva era che un poco alla volta quel vento non solo non c’era più, ma non era neppure esistito, non aveva sconvolto le acque, era stata tutta una bugia, una calunnia malevola e infondata.

Altrimenti non sarebbero stati possibili ancora quei baci, quegli amplessi, quelle celie, quei risotti cucinati in due e quei pomeriggi inutilmente, beatamente trascorsi.

[10]

L’uomo politico e il mafioso. Immaginiamo che il sangue di cui il mafioso si è macchiato e si macchia le mani sia indelebile. E macchi le persone cui il mafioso stringe la mano. Come è allora possibile che quell’uomo politico abbia le mani così immacolate, senza calli, e due dita affusolate con le quali, molto delicatamente, avvicina l’asta del microfono della sala conferenze?

[11]

Una cliente mi ha raccontato di aver lavorato nella libreria Mondadori a San Babila dal 1964, per dieci anni. Si era dovuta licenziare perché suo figlio aveva problemi di salute, erano dovuti andare via da Milano. Aveva conosciuto Arnoldo Mondadori, che spesso passava dalla libreria e si informava sulle vendite del giorno e si raccomandava di non lasciare mai il cliente senza risposta: faceva telefonare in tipografia anche per un volumetto da 350 lire, per sapere quando usciva la ristampa e comunicarlo al cliente. Era di famiglia poverissima, il padre faceva il ciabattino. Invece Angelo Rizzoli era un Martinitt, un orfano. Li mandavano ai funerali, dietro al feretro, così raggranellavano qualche spicciolo.

[12]

Quando si fanno veramente dure, le liti coniugali diventano risse da stadio su un campo infangato dalla pioggia, e l’arbitro non c’è più. Quando si fanno dure, nelle liti coniugali l’abituale «Che cazzo vuoi» vira verso un più cupo, sordo, minaccioso «Che cozzo vuoi»: la «a» aperta, tutto sommato solare, non ostile, di cazzo, cede il passo alla «o» che racchiude una vibrazione minatoria, buia, intrisa di odio.

[13]

Obiettivamente molti maschi hanno un’espressione da baccalà quando vengono.

[14]

Vorrei avere accesso al tuo sesso. Adesso, al cesso.

[15]

Dal Signore delle mosche al Signore delle moschee, ecco come siamo finiti! Dalla libertaria ferocia hobbesiana dei ragazzini sull’isola deserta alla cupa cappa islamica del terrore metropolitano…

[16]

Una notte tornarono ubriachi lessi. Al buio lei si sfilò i pantaloni e le mutandine, era bagnatissima e subito cominciò a cavalcarlo. Sentì che era durissimo. Come ce l’hai duro! Nessuna risposta. Sentì che già russava. Era il pomello di ottone del letto.

[17]

Avventure nel commercio dei libri

Il cliente napoletano ci ha messo dieci minuti ed ha impiegato non poche circonlocuzioni tortuosamente barocche, ricamandoci sopra variazioni, per dire che l’ultimo libro di Baricco sì, gli era piaciuto, certo, eccetto quell’episodio… un ufficiale… un attendente… è parso di capire che ci sarebbe tra i due militari un’atto sessuale poco commendevole in sé e per la drammatica congiuntura storica e militare in cui si consumerebbe. Sempre che non abbia capito male, un pompino. Episodio di Questa storia di Alessandro Baricco, l’Esercito italiano in rotta a Caporetto.

Quando, dopo che il cliente napoletano se n’è andato, entro nell’ufficietto, L. mi dice:

– Ma l’hai capito, no?

– Cosa? domando.

– Quanto avrebbe voluto stare al posto dell’ufficiale di Baricco…

(O dell’attendente?)

[18]

15-XI-2006

TAVOLA ROTONDA «SCRIVERE È DI TUTTI, LEGGERE È DI OGNUNO», Perugia, Palazzo della Provincia, Sala Partecipazione.

Il Presidente regionale del Sindacato Nazionale Scrittori Gian Filippo della Croce tenta di smontare un microfono mentre un artista contemporaneo lamenta la drammaticità della condizione assistenziale degli artisti in Italia. Il Segretario particolare del Sottosegretario ai Beni culturali e all’Editoria prende appunti. Massimo Giannotta, della Segreteria Nazionale del Sindacato Scrittori, occhiali inforcati sulla fronte, rivendica per gli artisti percentuali sulle vendite delle loro opere e annuncia trionfale, in tanta confusione legislativa, almeno una certezza: il prossimo Congresso del Sindacato Scrittori! La parola va infine al piccolo editore, Bruno Vella, della Edimond, che è veramente piccolo di statura.

[19]

Cassandra di Christa Wolf. Libro straordinario. L’ho regalato a più riprese a donne, per significare, temo, un mio assoggettamento rispettoso alla superiorità morale della donna, la mia abdicazione irreversibile da qualunque pulsione machista, la proposta, tutt’al più, di un erotismo amichevole di sofferta condivisione, di indiscutibile parità nel diritto all’orgasmo. Il riconoscimento della sacralità dell’isteria femminile, come minimo dato di partenza.

[19 bis]

Abbozzo per un racconto: La loro unione, qualcuno avrebbe detto il loro equilibrio, si radicava nella condivisa cognizione dei 2000 anni di torti che la donna occidentale aveva dovuto subire dall’avvento del Cristianesimo…

[20]

La vera poesia si fonda su ciò che non dice. Su quello che tace. Perfect day di Lou Reed è esemplare in questo. Se non fossimo a conoscenza della vita dissoluta, dissennata e bohemienne dell’autore, non potremmo commuoverci, come ci commuoviamo, nell’ascoltare quella voce tenebrosa ed esausta di eccessi che invoca e loda la calma e la semplicità di una domenica qualunque.

Bere sangria al parco (quindi una bella giornata di sole, in aperto contrasto con le tenebre del rock disgraziato, una bevanda alcolica ma sostanzialmente paesana, da sagra campestre), poi tornare a casa al tramonto (mano nella mano?), (tristezza suprema se lo facesse un impiegato del catasto o un bancario), andare allo zoo e gettare il cibo alle foche e alle scimmiette, poi andare al cinema, confondersi con le famigliole, insomma riconoscersi come un «weekender» anonimo, essere soddisfatti, tutti i problemi meravigliosamente svaniti, e lode finale alla comprensiva e paziente compagna, che «mi fa dimenticare me stesso, mi fa sentire come se fossi qualcun altro, una persona buona».

Cotanta banalità acquista una potenza evocativa straordinaria nella voce immensamente malinconica di Lou Reed. Ma il segreto struggente della canzone risiede nell’allusione implicita, e sottaciuta, all’altro mondo notturno e maledetto, che non viene direttamente evocato.

[21]

La vedo arzilla in fondo alla bottiglia

Si direbbe una donna smutandata

Che mostra il suo didietro

Senza darlo

La chioma delle Alpi sgaruffata

Il tacco della Puglia retroteso

Malizïosamente retroteso

Il petto anelante sul Tirreno

Il bacino incurvato nelle Marche

Al centro il punto rosso Vino Duca

(Il vino è per definizione nòbile)

Odoardo Terre della Custodia

Loc. Palombara Gualdo Cattaneo (PG).

È l’omphalos, o forse è il capézzolo,

Di questa signorina scostumata

Che mostra le fattezze frastagliate

Accanto alle misure 75cle – 13,50%vol

E al numero verde 800-210722

Con la cornetta in fondo alla bottiglia.

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