La speranza, un mostro tricìpite

Rodolfo Fiesoli, il fondatore della comunità «Il Forteto» di Vicchio, nei pressi di Firenze, è l’anello finora mancante nella luminosa strada verso la speranza.

La sua definitiva condanna a quattordici anni di carcere (ma ne ha settantasei, presto verrà messo ai domiciliari) per «abusi psicologici e di natura sessuale nei confronti di minori e disabili dati loro in affidamento dal Tribunale dei minori», verso cioè giovani persone in difficoltà affidate alla sua tutela, protezione e cura, potrebbe gettarci nella più tenebrosa disperazione, ma così non è.

Conformemente e coerentemente ai dettami illuministici noi, che abbiamo subito la molesta invadenza dell’educazione cattolica nella nostra sfera intima, abbiamo deciso di affidare i nostri figli problematici a dei laici, figure rassicuranti, ispirate dagli insegnamenti di don Milani, a persone sessualmente risolte (sempreché una tale espressione abbia un qualche significato) perché non votate per sacramento all’astinenza sessuale, e ce li ritroviamo, invece, più perversi e maniaci dei preti pedofili.

Una sconfitta più clamorosa di questa della pedagogia libertaria non poteva darsi.

All’eclissi della pedagogia cattolica, intrappolata nella propria rimozione sessuale come un cardellino chiuso in una gabbia con il gatto, abbiamo pensato fiduciosamente di intravvedere, in figure di pedagoghi progressisti, rivoluzionari, contestatari del sistema dominante, alternativi, ecologisti, a chilometro zero, friendly, umili, ecc. la via finalmente liberata verso un’educazione pienamente umanistica.

Con Rodolfo Fiesoli questa ingente investitura di speranza crolla, e questo ci lascia senza più speranze.

Che i preti abusino sessualmente dei minori affidati alle loro cure è quasi inscritto nel codice genetico della loro affiliazione.

Ma che lo facciano persone che possono liberamente disporre della propria sessualità, anzi, persone che dell’abbattimento dei tabù sessuali fanno il proprio credo, questo lascia pietrificati.

In primo luogo perché ci costringe obtorto collo a dare ragione a Freud, quando dice che nessuno può disporre liberamente della propria sessualità. E questo torto teorico che ci fa Rodolfo Fiesoli è già sufficiente a dannarlo in eterno ai nostri occhi post freudiani.

Violare la fiducia è il più grave vulnus che si possa infliggere alla comunità.

Rubare, rapinare, stuprare, uccidere sono cose gravissime, ma non così gravi se a perpetrarle e ad infliggerle è un estraneo.

Se invece a commettere cose anche meno orribili è qualcuno al quale sono state affidate persone bisognose di cure perché non in grado di provvedere autonomamente a se stesse (minori, malati di mente, anziani, tossicodipendenti, ecc.), il delitto si macchia di un sudiciume incomparabilmente più odioso.

Un mafioso delinque e proclama al mondo di farlo. È un delinquente, certo, ma che non rovina la fiducia nel bene e nella giustizia.

Un prete che delinque proclamando di agire nel volere di dio e di santa romana chiesa compie una cosa ignominiosa, ma rompe solo il giuramento verso dio e verso la comunità dei fedeli, che, grazie a dio, non è la comunità generale.

Un laico che delinque compie un delitto molto, molto più abominevole del mafioso e del prete.

Poche settimane fa (questo articolo è stato scritto il 25 dicembre 2017, ndr) è morto in carcere Totò Riina, il capo dei capi. Per molti il male assoluto.

Non è così.

Il male assoluto, ammesso che un male possa essere assoluto, il male essendo per sua natura contingente, stupido, volgare, meschino, fraudolento, piccolo, disonorevole, deficitario, insulso, rozzo, minimo, futile, bastardo, puzzolente, inglorioso, opaco, il male relativo è Rodolfo Fiesoli.

Egli si è nascosto molto astutamente dietro l’immagine del benefattore e del profeta laico. Il demonio è astuto, questa intuizione dei preti bisogna tenerla a mente, anche perché loro se ne intendono.

Eppure dobbiamo essere grati a Rodolfo Fiesoli, tutti tranne i ragazzini e le ragazzine che ne hanno subito la lurida violenza. Loro devono essere risarciti, e risarciti tre volte e da tre soggetti distinti. Dal responsabile diretto; dallo Stato, che ha la culpa in vigilando; e dall’intera comunità progressista e laica che ha una responsabilità intellettuale e morale.

Dobbiamo essere grati a Rodolfo Fiesoli perché ci aiuta ad abbattere l’ultima ideologia che restava in piedi, dopo il crollo – benedetto – di ogni ideologia.

Rodolfo Fiesoli ha dato la spallata definitiva alla sacralità della dottrina pedagogica progressista. Con lui tramonta la possibilità di ogni fede.

Resta l’individuo, il singolo, con il suo carico di responsabilità.

un estraneo tricìpite

Cazzo, ci siamo arrivati, era ora! Non c’è nessuna chiesa, nessuna fede, nessun credo laico che ci salva.

La salvezza non esiste. Esistono solo quei ragazzini e quelle ragazzine in difficoltà ai quali non possiamo e non dobbiamo promettere niente. Ai quali dobbiamo solo dire che il male che loro subiscono non viene da qualcuno che li ama, ma è inferto da un estraneo tricipite che si è infiltrato nelle loro vite.

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