I-porn

4-7-12

Germania, an(n)o zero?

È palese che il porno made in Deutschland ha tentato oggi un assalto al cielo per guadagnarsi l’instabile egemonia nel mare sessuale dei filmini. Una cena al ristorante si trasforma in un’orgia. L’ambientazione è da locale sfigato della Baviera, finto elegante, e credibili sono gli uomini, vestiti malissimo in puro stile deutsch, colori della camicia e della giacca completamente sballati, e taglia due numeri più grande. Le donne sono vestite in abito lungo, e ad una prima occhiata non sembrano fiori di campo. Nulla, ma proprio nulla induce ad avere fiducia nello svolgimento della serata. Le coppie sono sedute a cinque distinti tavoli, la coppia di destra comincia a darsi da fare, la signora resta a petto nudo, sul lato sinistro si alza una ragazza non proprio altissima, le cade il tovagliolo, fa per raccoglierlo e si imbatte sulle cosce di una bionda spilungona, dopo pochi secondi le sta succhiando le tette e presto arriverà alla fica, mentre il compagno della spilungona fa il finto allibito e sorpreso. Nel mentre, sul lato destro della saletta, due burini si alzano in piedi, si dirigono con aria losca verso un’altra ragazza adagiata su un sofà, e senza complimenti iniziano a tirarsi giù la fischiotta. La ragazza non sembra affatto stupita.

La recitazione è al grado zero. Ma all’improvviso il coup de theatre, dal tavolo in fondo a sinistra si stacca un mulatto che… è un nano, sì, quello che, arrampicato sul divano, stava leccando le tette di una ragazza niente affatto male è un NANO! La mia noia si ridesta in improvviso e genuino entusiasmo, come dice Hegel qui l’idea si attua nel reale, e lo anima, si riconosce la mano espressionista di qualche regista porno di Berlino, la mia mente va alla Repubblica di Weimar, all’arte degenerata, e mentre penso tutto ciò il nano si sta già sbottonando la patta, ha delle cosce grosse in proporzione al corpo, è un nano tozzo, rimane in mutande e calzini, si rotola a terra e si toglie il resto, e quando si rimette ritto la ragazza è già distesa e pronta sul tavolo con le gambe nude penzoloni e lui affonda la faccia tra le di lei cosce.

Nel frattempo tutti gli astanti si danno molto da fare, e la piacevole rivelazione è che almeno due se non tre della cinquina femminile sono niente affatto male, e la domanda che ora prorompe con urgenza è se al nano faranno e faranno fare tutto quello che di prassi in queste circostanze si è soliti fare. In altre parole si vorrebbe sapere se la ragazzetta mora, molto carina, che sta ora succhiando il cazzo di un burino, arriverà prima o poi a prendere in bocca l’uccello del nano, ma soprattutto: come sarà il cazzo del nano? Tornano reminiscenze e superstizioni, che vogliono i nani superdotati. Staremo a vedere. Anzi, eccoci all’alètheia: fanno stendere il nano sul tavolo e una ragazza glielo prende in mano. Diciamo subito che in proporzione al corpo nanesco trattasi di arnese dignitoso, seppure commisurato con quello degli altri maschi normali (?) denunci una sua palese e tragica inferiorità. La ragazza mora carina lo sta ora succhiando al nano, pazzesco! Questa sì che è giustizia retributiva, equità per compensazione, la ragazzetta moretta e graziosa è una santa teutonica che prodiga amore e piacere anche ai nani, è più santa della Vergine Maria!

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Flora alpina, Jardin des Plantes, Parigi © stepor marqucci

10-07-12

Russia

Lo squallore è quello tipico dell’inverno dell’est europeo, di un freddissimo e buio tardo pomeriggio, si vede un’automobile che arriva con i fari accesi, poi due giovani che camminano sul marciapiede parzialmente coperto di neve gelata. I due giovani percorrono poi una strada buia, attraversano una cancellata e si infilano in un cortile. Sembra San Pietroburgo, lo squallore dostoevskiano c’è tutto.

Salgono le scale ed entrano in un miniappartamento modestissimamente arredato, lei potrebbe essere una studentessa o una prostituta o tutte e due le cose insieme. Lui è un africano o un caraibico, un mulatto, e parla russo o ucraino, ha i capelli un po’ rasta. Lei è moretta, esile, graziosa, cominciano a baciarsi seduti sull’umile sofà, lui le infila una mano e inizia a palparla sul sedere. Lei gli sbottona i pantaloni e ne esce fuori un bazuka, un ordigno di proporzioni impressionanti. La prima sensazione è che lei non ce la farà, che lui le farà male (la sfonderà, come si dice con malcelata acquolina tra le labbra), e mentre lui le sfila la blusa e lei resta a petto nudo si ha la conferma, lei ha due tettine da ragazzetta, due prugnette, e quindi se  c’è una proporzione anatomica la cosa diventa preoccupante. Ma lui, che nel frattempo si sfila la felpa (non indossa nessuna canottiera) e i jeans (non sembra portare mutande) e appare nella sua possanza atletica con un fisico scultoreo, non sembra darsi molta pena per il vistoso squilibrio, anzi, mentre lei gli succhia la cappella, e anche lì si vede come quell’asta resta per tre quarti fuori dalla bocca, mentre le sue labbra sono dischiuse a contenere la sola punta di quell’enorme banana, lui con mossa agile le infila per dietro un dito nella fica e comincia a scavare con la delicatezza di un muratore. Non passa molto che Apollo caffellatte discosta senza preavviso le tenere labbra dalla sua cappella, trascina per le gambe sul divanetto la ragazzetta, le apre le cosce e la infilza senza convenevoli. Qui lo spettatore non può non deglutire l’acquolina che ha in bocca e disporsi a una sequenza spaventevole. Il dettaglio anatomico della camera che zoomma mostra palesemente la disparità vertiginosa delle due entità a confronto, la stessa disparità che c’è tra Dio e il più abietto essere umano, tra il sommo bene e la malvagità più meschina, tra lo splendore di Cristo Re e le tenebre di Lucifero, insomma una disparità che solo il tremendismo dostoevskiano saprebbe rappresentare degnamente, è come se una sequoia cercasse di entrare nella buca scavata da una talpa, e tuttavia una buona metà se non tre quarti di quel pazzesco arnese è scomparso tra le cosce della ragazzetta, la quale sembra sì godere ma anche volersi divincolare, tanto che Apollo caraibico la spinge e la forza contro la sponda del sofà in modo che abbia la testa bloccata e a questo punto l’osservatore non si può esonerare dalla seguente considerazione, che l’atto sessuale in qualche misura sia la sublimazione di un uccisione, la penetrazione assomiglia a un coltello che entra nelle carni della vittima, c’è una brutalità inestirpabile nell’atto del congiungimento. Ma la filosofia sta a zero perché noi parliamo e mister rasta decide che si è stufato di quelle schermaglie da signorine e passa all’attacco: volta come un calzino l’esile e graziosa signorina, la mette a quattro zampe sul sofà, e con orrore dell’osservatore sbigottito manifesta inequivocabilmente l’intenzione di incularla. A questo punto verrebbe voglia di fare clic con il mouse e di chiudere la sequenza. Umanamente la cosa non sembra possibile, per non dire anatomicamente. Eppure, eppure il guerriero, il lottatore, il castigatore non si scompone, apre, allarga, lecca, dischiude con le sue dita grosse e svelte quel buchettino, sembra un’esecuzione capitale, un’operazione rischiosissima verso la quale quel chirurgo non mostra il minimo tentennamento, la ragazzina dovrà tremare come un capretto portato al macello, inizia il supplizio però bisogna riconoscere all’oplita una inopinata delicatezza, sembra usare una qualche cautela, si rende conto l’energumeno che qui i giochi si fanno seri, e così avanza lentamente sebbene risolutamente nella minuscola forra, con paziente tenacia guadagna preziosi millimetri, fa un passo indietro per farne poi due avanti, la graziosa forosetta geme ma non di solo dolore, l’enorme convoglio ha appena imboccato la galleria, sembra stupefacente come tanta materia possa stivarsi in sì angusto magazzino, il gladiatore assomiglia ad un santo cristiano fedele al motto evangelico che esorta ad entrare per la porta stretta, poiché larga è la porta e spaziosa la via che mena alla perdizione, e molti sono quelli che entrano per essa. Stretta invece è la porta ed angusta la via che mena alla salvezza, e pochi sono quelli che la attraversano. Pauci sunt, e l’energumeno nero prende Matteo alla lettera, tralasciando completamente lo spirito dell’esortazione. La puella geme sotto il maglio che comincia a martellare con sempre più determinazione e ritmo crescente, la delicatezza degli esordi è ormai quasi un pallido ricordo che svanisce come neve al sole, adesso l’energumeno ci dà decisamente dentro e l’orribil convoglio è penetrato per più della metà nella fessura tramutantesi in grotta, la graziosa puella è totalmente alla mercè del rude inculatore che a questo punto, con la felicità e la sfrontatezza di un cavallerizzo provetto, mena precise, severe ed inappellabili sculacciate sulla natica destra della ragazzetta, come a spronarla al galoppo, a fare ancora più spazio tra le natiche per accogliere l’ospite che nella notte gelida bussa pesanti colpi alla porta per entrare in casa tutto quanto, e non restare sulla soglia a prendere freddo. Ciò che sembrava inattuabile è in atto, ciò che sembrava impossibile è una realtà, ciò che sembrava orribile sembra dilettevole assai all’uno e non del tutto in odio all’altra.

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Arte totemica contemporanea © stepor marqucci

6-08-2012

Punto X – Intermezzo

Il clitoride assomiglia a una di quelle madonne medievali che si nascondevano in convento per scampare le razzie e i rapimenti dei turchi infedeli. Tra le piccole labbra si nasconde, sguscia via, si rintana, si protegge, si ritira, e poi però dentro al convento protettivo si presenta nuda, rossa di vergogna e fremente di piacere davanti al vescovo o all’abate, che riscuotono così il premio della protezione accordata.

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Albero totemico, Papuasia, Museo del Quai Branly (arte primitiva) , Parigi © stepor marqucci

13-08-2012

U.S.A.

[Taylor Rain and 13 guys].

Non si lascia attendere la risposta dagli USA, meglio si direbbe la schiacciante controffensiva, che punta tutto sulla potenza di fuoco del numero. Taylor Rain succhia il cazzo a tredici yankee (perché proprio tredici?), che indossano camicie a quadri e cappello di pelle, sono, si vede, lavoratori, cow-boy, mandriani, meccanici, idraulici, braccianti, alcuni mulatti, nessun negro. Gente con i calli alle mani, i poveracci cantati da Steinbeck, da Faulkner, che hanno nascosto sotto il materasso i loro soldi per questo evento eccezionale, mettersi in riga e sull’attenti con la fischiotta dei jeans già sbottonata  (pantaloni troppo abbondanti, segno inequivocabile del vestito del burino nei dì di festa) come per una rivista militare, smanettarsi l’uccello mentre la pulzella fa delle moine, e sborrare sulla faccia di una onesta lavoratrice del sesso, con un corpo minuto e formoso, un pomeriggio di un giorno festivo, sul prato di un ranch con la piscina e le stalle sullo sfondo.

Ecco un rito ancestrale, forse retaggio degli stupri collettivi praticati durante i lunghi secoli dello sterminio dei nativi americani, quando, dopo aver dato fuoco alle tende, e piantato a terra i fucili Winchester, i bianchi prendevano le giovani squaw prigioniere e ne abusavano tra un sorso e l’altro di whisky. Sono patetici, però, questi pronipoti dei conquistatori della frontiera, sono tristi e solitari, senza più la grandezza della tragedia, dato che gli indiani non ci sono più, e la sequenza perde ben presto di interesse per la sua noiosa reiterazione. Ma il finale lascia sbalorditi e basiti. Quando il volto neanche troppo volgare della troietta è cosparso interamente di sperma, di calda sborra appiccicosa e lattiginosa, una sorta di misto di vinavil e di balsamo dopobarba che si rapprende sulle orbite oculari, si addensa sulla labbra e cola dal mento, quando il viso della preda è una maschera ricoperta di liquido spermatico, ecco che si avvicinano alla faccia totemica due altre fanciulle mezzo discinte le quali, senza scomporsi e senza titubanze, si danno a leccare con meticolosità e poi diligentemente a ingoiare la sostanza gelatinosa, ripulendo piano piano il volto della vittima sacrificale. Adesso possiamo provare  a rispondere alla domanda che abbiamo infilato tra le righe: perché sono tredici i cazzi che aspergono la troietta sacrificale? 13 è senza dubbio un numero magico, si considera addirittura nefasto, a tavola non si apparecchia mai per 13, all’ultima cena erano in 13 e così via… quindi ci potrebbe essere un intento blasfemo? Considerato il fatto che un qualche pasto si finisce con il consumarlo, non è campata per aria l’ipotesi di una imitatio Christi diabolica, dove i 13 versano il proprio sangue perché le fedeli e seguaci possano incorporarlo in se stesse, farne la loro intima forza.

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Amuleto, Papuasia, Museo del Quai Branly, Parigi © stepor marqucci

13-8-2012

U.S.A.?

very attractive woman with hot body strip

summer gets shagged, summer toys, etc.

Dalla categoria “colloqui” discendiamo nell’antro oscuro delle pagine interne alla ricerca di qualcosa che esuli dallo standard del finto colloquio (fake agents), e ci dia l’illusione di un’intervista meno seriale, di una scena non programmata a tavolino. Ci cattura il richiamo di un ovale grazioso e di una ragazza in jeans e golfino. Entriamo in un salottino-bomboniera, la ragazza è compostamente seduta su un divano dalla fantasia a fiori color missoni, c’è una rassicurante e calda atmosfera tardoautunnale che aleggia, la ragazza dalla candida carnagione e dagli scuri e lisci capelli alle spalle potrebbe essere una studentessa, è una donna carina e semplice di ventisei anni. La ragazza risponde ad alcune domande, dice di chiamarsi Summer, ride spesso, il sorriso le resta stampato in bocca, non si sa se per una certa timidezza o per un lieve, ma ben mascherato, nervosismo.  Sullo sfondo una tenda bianca ricamata, il salottino è quello ben arredato di una anziana signora in pensione, con una vetrina ed un tavolinetto di legno in stile e una abat-jour e un quadro alla parete. Siamo in un ambiente quanto di più lontano si possa immaginare dalle consuete ambientazioni di Youporn.

Una ragazza acqua e sapone in un salottino ovattato, che continua a sorridere e a rispondere gentilmente alle domande per lunghi minuti. La curiosità e l’attenzione crescono, anziché spegnersi. Ad un comando di una voce fuori campo la ragazza si alza ora in piedi, la camera la riprende dai piedi, che portano scarpe invernali stile Timberland, le gambe, la vita e infine torna al delizioso ovale. E’ davvero carina, non si può pensare che costei sia una consumata lavoratrice nel settore porno. Continuano le schermaglie, e poi la ragazza inizia con molta naturalezza a spogliarsi, come si spoglierebbe la sera da sola in camera da letto. Via le scarpe ed i calzini, via i jeans, via le mutandine, due gambe magre e ben tornite, via il golf e via il reggiseno, due tettine piccole e deliziose. La voce le chiede di girarsi, e lei con naturalezza appoggia un ginocchio sul sofà e si protende un poco in avanti, arcuando leggermente il dorso. Un culetto disegnato da Venere in persona. C’è, sulla sfera destra dell’incantevole di dietro, un tatuaggio che rappresenta un cuoricino trafitto. La ragazza si risiede educatamente, accavalla le gambe, e sorride divertita. La voce le chiede di allargare le cosce, cosa che lei fa con grande naturalezza. Primo piano sulla fichettina che appare garbata e minuta. Sorride. Il filmino si interrompe.

Sono tornato a casa e per tutta la sera ho ripensato a questa ragazzina così fuori luogo in un portale porno. Ho sperato e forse pregato che quell’apparizione fosse l’unica, che di Summer non ci fossero altri documenti su Youporn.

La mattina dopo (a casa non ho il collegamento ad internet) mi sono ricollegato e ho riguardato con rinnovato stupore il filmato. L’occhio mi è caduto sui riquadri inferiori, dove vengono proposti video collegati. Ce n’erano alcuni di Summer. Uno dal titolo inequivocabile: Summer has come back to suck cock. Con il cuore in gola ho cliccato e ho visto la stessa ragazzina acqua e sapone che scherzava e rideva su un altro divano, e stavolta accanto a lei c’era un quarantacinquenne-cinquantenne buffo e anche lui lontano mille miglia dall’energumeno prestazionale dominante su Youporn. Uno sfigato, grassottello, peloso, con la pancetta, gli occhialetti rotondi, pelato, con un’aria un po’ farlocca. Insomma, uno sfigato. Eppure Summer, che indossa una magliettina con la scritta California e una minigonna si accovaccia davanti a questo sfigato, lo sbottona, gli sfila i goffi blue jeans. Questo uomo è un mito, un vero divo. Con la sua trippetta, il suo uccelletto rattrappito da eccesso di vita sedentaria e il petto non proprio scultoreo ha ai suoi piedi una deliziosa ventiseienne, che inizia a prenderglielo in bocca con disciplina e impegno.

Impazzito dal dolore e dalla felicità che dischiude un video del genere, così generoso nell’offrire chance anche a noi sfigati, ho passato in rassegna altri video, e quale gioia nel costatatare una sorta di fedeltà di Summer allo stesso uomo goffo! C’è sempre lui, il farlocco, che la possiede, con una delicatezza ed un rispetto encomiabili, non la incula mai, Summer veste sempre in modo molto semplice, le scarpe con il tacco o gli stivali neri di feltro sono solo oboli concessi alla produzione, ma che non alterano il quadro di semplice e onesta ragazzetta che Summer mantiene.

Quadro che non si infrange neppure quando scopriamo un ultimo video, Summer toys, che altro non è che il prosieguo di quello iniziale che ce l’ha fatta conoscere, e nel quale la fanciulla si infila nella fichetta parte (minima) di una melanzana oblunga, di una carota e infine di un rafano dalle dimensioni impressionanti, ma che a dispetto delle turpi voglie dello spettatore Summer lo usa maliziosamente solo per titillarsi il clitoride.

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