Diario dell’Errore. 17

[1]

Se la cosa non fosse demenziale, io mi definirei un agambeniano di sinistra o agambeniano darwiniano. Agambeniano, in quanto penso che la legge abbia ancora oggi, nello stato c.d. di diritto, un nucleo religioso, e si strutturi ancora attorno al(l’ homo) sacer. Di sinistra o darwiniano, in quanto penso che la legalità funzioni come un alternatore, per distinguere chi vi si sottomette (il suddito) da chi, invece, se ne sente sciolto (il sovrano, sub specie di politico corrotto, di mafioso, di hacker). La legalità serve principalmente a selezionare (ecco Darwin) il potere sovrano di chi mostra di sapersi svincolare dal senso di colpa ovvero dal peccato originale (la nuda vita).

I mortali soggiacciono al principio di legalità, lo hanno interiorizzato. Gli immortali sono tali in quanto si sottraggono al vigore del principio di legalità. È questa la posta in gioco, maestro?

[2]

7-6-2019

L’altro giorno ho letto che una conduttrice tv con passato da modella eccetera avrebbe dichiarato che se un uomo potente le garantisse un significativo avanzamento professionale (è da supporre in RAI), lei, e alla condizione subordinata di secondo grado per cui tale uomo fosse pure un fico, lei gliela «lascerebbe.»

Anche qui la comunicazione è decettiva, depistante. L’attenzione, e l’indignazione, dei social media si sono appuntate sullo spirito della scandalosa confessione, trascurando la lettera, che è invece quella che custodisce in sé, dissimulato, il nucleo rovente della comunicazione.

Il dato comunicativo occulto ma decisivo sta nel verbo «lasciare». La conduttrice non la darebbe, ma la lascerebbe. Non vi sarebbe dazione, cioè, cosa che come è noto, oltre ad evocare pratiche corruttive, implica l’esistenza di un accordo sinallagmatico a prestazione corrispettive. Tu mi dai una cosa, io te ne do un’altra e siamo pari.

No. La conduttrice la lascerebbe come si lascia una mancia, o come si lascia una cosa tutto sommato trascurabile, ma molto agognata dal richiedente. Questo è il dato significativo della dichiarazione. In essa c’è, accluso, il seguente messaggio: è potente? è pure fico? Guardate, io non è che gliela dia, gliela lascio, come si lascia al cane l’osso perché possa trastullarcisi, mentre il padrone osserva divertito o si dirige verso altre occupazioni. Sono io la padrona della legna. Soni io che comando le danze. Io non sono quella cosa lì, e basta, sono MOLTO ALTRO. Quando l’uomo potente e fico metterà l’osso in bocca, io non ci sarò, sarò già ad occupare il nuovo posto in televisione.

dav

[3]

I bambini che fanno l’occhiolino per la prima volta in maniera spontanea e non per emulazione hanno questo di tenero: vogliono fare come i grandi, e strizzano l’occhiolino per stipulare una rapida intesa di complicità, ma il problema non è l’occhio che strizzano, ma l’altro, il quale, invece di puntare dritto verso il complice adulto, scarta dalla direttrice e scruta in tralice l’occhio che fa l’occhiolino.

[4]

Oggigiorno (come è desueto, e carico di passato questo avverbio!), oggigiorno le automobili hanno i cristalli che riflettono le nuvole e i rami degli alberi al semaforo, ieri le macchine avevano i vetri da cui trasparivano volti di adulti assorti e di bambini assonnati.

[5]

A due occhi luminosi, ad uno sguardo dardeggiante, ad un ovale delizioso si possono anche perdonare fianchi un po’ grossotti e gambe non lunghissime. A fianchi perfetti e a gambe lunghissime non si può perdonare un volto scialbo, uno sguardo spento.

[6]

La macchinetta del caffè sul fornello è una signora ancora giovane, impettita, ben piazzata, di fianchi robusti, il gonnone a bande larghe di una volta, la coda nera di capelli che quasi le arriva al fondo schiena.

[7]

Ci sono due modi diversi di bere. C’è chi afferra il bicchiere e tracanna pensando al vino, e c’è chi, con nonchalance, beve dando l’impressione di stare pensando ad altre cose.

dav

[8]

Mkgnao (Joyce, Ulisse, 55). Menti-ke-giocano-non-ancora-organizzate. (Waiting for 2019 Bloomsday).

[9]

Si sceglieva le donne più miti, più fragili, più insicure, si sobbarcava questo fardello nella riposta speranza che, in caso di catastrofe, quelle donne già sconfitte non avrebbero infierito… e invece, sedie scaraventate, bicchieri in frantumi, nessuna attenuante…

[10]

Una volta il vento sollevava dal selciato le foglie morte (ah, les feuilles mortes!); oggigiorno il vento fa svolazzare i flyer dei supermercati, con le foto dei detersivi a € 0,99. Ma ti prego, lettore, di prestare qui attenzione: qui non è luogo di facili nostalgie: le epoche passate sono da commiserare: sono rimaste per secoli sulla soglia vegetale di una più complessa malinconia.

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