Il diario dell’Errore. 24

Quindi, se l’ammoniaca si ritrova nelle stelle significa che nel firmamento c’è puzza di piscio, come in un sordido vicolo dei bassifondi o in prossimità di una eliocopiatrice?

21-2-20

Bisognerebbe provare a sostituire all’abusato aggettivo qualificativo “occidentale”, che non è soltanto geolocalizzatore, perché assume di volta in volta valenze spirituali, filosofiche, culturali ed economiche, tutte accomunate da una certa implicita tracotanza, e da un’altrettanto implicita condanna, l’aggettivo “accidentale” (che condivide con il primo la medesima radice latina) e vedere l’effetto che fa (la filosofia accidentale, la cultura accidentale, il capitalismo accidentale, ecc.).

14-4-20

Se Giacomo Leopardi avesse avuto Whatsapp, sarebbe stato tutto il tempo a chattare con Pietro Giordani e non avrebbe raccapezzato niente.  Se avesse avuto Istagram, avrebbe fotografato il chiaro di luna e niente Canto notturno di un pastore errante nell’Asia; se avesse avuto Youtube, avrebbe aperto un canale e… addio Zibaldone!

Giacomo, se proprio non ne puoi fare a meno, apri un blog!

16-4-20

Sarà stata l’influenza del Manzoni, ma alle elementari provavo una grande pena per Napoleone confinato a Sant’Elena. Era della stessa natura, quella pena, di quella che provavo per Gesù abbandonato da tutti i discepoli nell’orto del Getsemani.

27-4-20

I bambini prima non vogliono mai vestirsi e svestirsi da soli; poi, sì, un po’ alla volta imparano a farlo da soli; ma la cosa dura poco, meno di dieci anni, poi tornano a vestirsi, ma soprattutto a svestirsi non più da soli, ma in compagnia, e stavolta con l’aiuto non dei genitori. (Leggendo Moresco, Gli increati, Proemio dei vivi, L’amore, 396).

2-5-20

Pavese non la smette mai di pulirsi gli occhiali in quella foto?

I poeti zappatori, la prossima avanguardia letteraria.

3-5-20

Ho accumulato decine di autocertificazioni, in questi due mesi di confinamento e uscite con giustificazione. Le ho conservate. Inizialmente ho pensato di farci qualcosa, di archiviarle, di usarle per una specie di memoriale, o di utilizzarle per una sorta di installazione, di quelle che oggi vanno tanto, perché oggi il vero artista contemporaneo interviene sui documenti, sugli archivi… Poi, si accumulavano, e ho lasciato perdere. Le uso come carta riciclata. Dietro una di esse ho scritto Leggendo i lirici greci.

6-5-20

Il poeta è un profeta cui è caduta una erre e una effe.

Il profeta è un poeta che si ammanta dell’arroganza rotativa della erre e della funzione fatica della effe.

9-5-20

Se fossi costretto, con la violenza o la minaccia, a scegliere tra leccare una ripugnante fica o succhiare un ripugnante cazzo, io personalmente non avrei dubbi: succhierei il ripugnante cazzo. La fica, sia chiaro, è sublime, ma se è giovane, fresca e profumata. Se è vecchia e laida è poco sublime. Anzi, mi correggo, perché probabilmente la fica di certe donne anziane è assai meno ripugnante di quella di certe giovani donne poco dedite all’igiene.

Proseguendo in questo assurdo confronto e aut aut, la differenza che mi fa propendere per la fellatio è strettamente anatomica: ficcarsi un cazzo in bocca è un atto tutto sommato compatibile con la elementare anatomia umana, si succhia un bastoncino di liquirizia, si addenta un wurstel; ma il connilingus implica un atto di devozione, di dedizione e di perizia anatomica, poco compatibile quando deve essere eseguito coercitivamente.

(Riflessione, e confronto, scaturiti dalla visione della serie TV spagnola Vis-a-vis, ambientata in un carcere femminile).


Il generale era un uomo raffinato. Non era come certi ufficiali che si sceglievano le segretarie più carine e ne facevano le amanti; non era come certi colonnelli, che scendevano nei sotterranei e stupravano senza tanti convenevoli le donne prigioniere. Lui, no, lui era un raffinato. A lui piaceva vedere le giovani reclute donne marciare in parata, sollevare all’unisono la gamba destra e poi la sinistra; a lui piaceva massimamente contemplare quel punto esatto dei pantaloni neri della divisa che coincide con l’attaccatura del bacino con l’anca, quel punto messo in rilievo dalle tre righe rosse, e quelle tre righe rosse, quando le affusolate gambe si flettevano, evidenziavano la grazia di quei giovani corpi votati all’obbedienza. E mentre la parata avanzava e accanto a lui il capo della stato gli sussurrava all’orecchio commenti ammirati, il generale si riprometteva che l’indomani mattina avrebbe fatto convocare nel suo ufficio la seconda della terza fila a sinistra, no, la quarta dell’ottava fila a destra, no, anzi, la quinta della sesta, e così si perdeva e si scordava della singola individualità, godendo dell’insieme: era egli un raffinato, un esteta, un asceta.


«Tu chi preferisci, tra Cristo e Buddha?»

«Io Buddha. Cristo è più ansioso.»

[Risposa di R., quasi nove anni, durante il match tra Cristo e Buddha]

16-5-20

Vi sono uomini che vivono in modo tale che quando giunge la loro ultima ora sono seriamente preoccupati che il mondo non ce la farà senza di loro. Gli altruisti, gli indispensabli, si rivelano, in ultima istanza, come i più privi di fiducia nel prossimo e nei posteri. Vi sono uomini che quando si approssima la loro ultima ora è come se si approssimasse la lor ultima ira, sono adirati che finisca, spaccherebbero tutto, e sembrano gli arrestati che vengono portati via in malo modo dai carabinieri, messi in una macchina con una mano sopra la testa per non fargliela sbattere contro il telaio della macchina, ma tale gesto più che di cortesia risulta essere alla fine un atto di dominazione. Vi sono, infine, uomini che se ne vanno senza preoccupazioni e senza ira, e sono quelli che hanno fiducia, fiducia che il mondo andrà a rotoli anche senza di loro, e questa cosa li circonfonde di una incredibile serenità d’animo.  

17-5-20

Diciamolo apertamente: la nostra epoca è metafisicamente fortunata, perché ciascuno è libero di determinarsi spiritualmente in maniera non (troppo) eterodiretta. Nelle altre epoche della storia umana ciò è stato raramente possibile.  Possiamo determinare lo stile del nostro morire, scegliere come arrivare spiritualmente agghindati all’appuntamento con l’ora X. Tutte le lamentele sull’epoca della tèchne sono un piagnisteo fuorviante (eccetto per l’accanimento terapeutico). Oggi siamo liberi di andare alla messa e di non andarci, siamo liberi di andare a vedere certi affreschi raffiguranti scene della storia sacra o di non andarli a vedere, abbiamo (ancora, ma per quanto ormai?) la fortuna di poter entrare in vecchie pievi semiabbandonate o chiuse, dove dimora l’assenza di dio…

Dovremmo allora salutare con giubilo e con «orgogliosa accettazione […] l’isolamento metafisico dell’uomo moderno, capace di fondare in se stesso il proprio valore» (dalla nota alla Settima Elegia duinese di Rainer Maria Rilke, nell’edizione Einaudi, collana Poesia, p. 94).


Non c’è niente da fare. Certe persone non ce la fanno a dire Einaudi, pronunciano Enaudi, è più forte di loro. E non è questione di cultura o di ignoranza.


Che cosa bizzarra! La dottrina dell’eterno ritorno di Nietzsche, pur così meno insensata della dottrina cristiana della resurrezione, appare invece inconsistente, cervellotica e al tempo stesso dilettantesca rispetto alla dottrina della resurrezione stessa la quale, al cospetto dell’eterno ritorno, fa la figura che fa la persona seria e con i piedi piantati a terra davanti a un invasato.

20-05-20

Il pessimismo, termine che uso a malincuore e solo per contrapporlo a ottimismo, ma che nella sostanza io intendo come «sentimento tragico», il pessimismo, pur non ripromettendoselo, allontana la discordia e la guerra civile, il bellum omnium contra omnes, perché mostra a tutti, omnes, l’abisso sul cui crinale tutti, omnes, camminiamo; l’ottimismo, invece, col suo alleggerimento del fardello morale, col suo dischiudere prospettive di miglioramento avvicina la discordia e la guerra civile, perché scatizza l’invidia (in)civile, e questa mala, perniciosissima pianta è quella che più di ogni altra cosa guasta la concordia civile.

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