Pianto rituale tra Nibbiano e Satriano, stanotte

Quarant’anni dopo, doppiando Dumas… «I Girifalchi, in quel tempo, non esistevano più, dormivano, per così dire, sulla collina. Vivi erano vivi, morto era lo spirito, sebbene immortale.» I luoghi non ci sono più («In questi ultimi quarant’anni sono spariti tutti i bar e gli spacci di montagna, i sali & tabacchi, le cabine telefoniche, le osterie, le trattorie») ed anche il tempo presente sembra essersi ritirato in disparte. La stessa voce narrante presto tradisce il suo statuto: non è, come ci si attenderebbe, quella del superstite post catastrofe, finzione letteraria per eccellenza; e non è neppure quella oracolare del flusso di coscienza modernista. No, all’apologetica girifalca provvede un’entità aliena e immune dall’umano genere, sebbene di esso al corrente: è il luogo appartato (il fiume, il bosco, la valle, la montagna, la cavità di una quercia che sia). Per esso, con esso e in esso le epoche del mondo, il futuro remoto come il passato mitico dell’origine si danno appuntamento alla medesima ora. Nella simultaneità luminoso-tenebrosa baluginano il re della foresta, il parricida arcaico, il generale africano, il martire proto cristiano, il santo medievale, i monaci pacifisti e il trafficante di armi di distruzione di massa; per esso, con esso e in esso i Girifalchi dispersi vengono richiamati con la forza ai loro doveri funebri. Per radunarli si mobilitano pattuglie di poeti novecenteschi in mimetica: si tratta di celebrare la più numinosa liturgia funebre che la storia (della letteratura) ricordi: numinosa perché non si sa bene a chi appartenga, stanotte, la mummia portata a spalla nella foresta dai dodici poeti necrofori e psicopompi. Tutto converge verso una dolosa, scabrosa, parodistica Notte di Valpurga tra Nibbiano e Satriano: una seduta di laurea, che si svolge in contumacia del laureando, e nella quale si discute dell’opera inedita I Girifalchi e se ne vagliano le presunte e presuntuose ascendenze letterarie (da Goethe risalendo a Ovidio), si trasforma in uno sguaiato, debordante, onirico rito delle esequie. Se il volume primo de I Girifalchi era la parte storiografica e degli dei superi, ed aveva una data e un anno certi; questo secondo volume rovescia la prospettiva ed è la parte metastorica o catastorica, quella delle divinità infere, e la data è stanotte, ora, sempre, e quindi mai, non ancora. Pianto rituale tra Nibbiano e Satriano, stanotte ospita la più devota, santa, sacrilega, dissacratoria e riconsacratoria liturgia del trapasso e del congedo.

https://www.mondadoristore.it/Pianto-rituale-Nibbiano-Stepor-Marqu/eai979122034237/

https://www.ibs.it/pianto-rituale-tra-nibbiano-satriano-ebook-stepor-marqu/e/9791220342377

https://www.youcanprint.it/pianto-rituale-tra-nibbiano-e-satriano-stanotte/b/9457c725-4bdf-5088-af7c-c023475678fd

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