L’origine militare delle sfilate di moda

Nelle sfilate di moda c’è una frazione minima di tempo nella quale avviene qualcosa di decisivo: ed è quando la modella fa dietro-front.

La modella che avanza lungo la passerella esprime, nell’avanzamento, tutta un’articolazione di stati d’animo: normalmente al principio c’è un’aria di sfida, di protesta, si direbbe, un immusonimento preliminare, un volto agguerrito se non adirato, un trattenuto urlo di battaglia: forse, possiamo immaginare, un litigio in camerino con una collega, o un’umiliazione inferta dallo stilista. Ma mentre la modella avanza sulla passerella comprendiamo subito che qui non c’è niente di personale, nessuna permalosità, ma solo un preciso ordine di scuderia.

L’indiscutibile qualità della nuova collezione autunno/inverno trova, nell’espressione stronza – inizialmente stronza – della indossatrice il suo suggello. I compratori cinesi sono commercianti puri, un esordio in forma di sorriso seducente li metterebbe in allarme, farebbe loro pensare che, a questo giro, la casa di moda manda avanti la fica per coprire un vuoto di idee e di creatività.

Non bisogna mai dare un’impressione del genere, questo è il primo comandamento nel settore.

Il compratore cinese non è tuttavia un masochista, ed ecco che un attimo prima che l’espressione contrariata della modella potrebbe istituzionalizzarsi, ecco che l’aria furibonda svanisce e si fa strada un elemento mesto, cogitabondo, sognatore, vago: il famoso broncio. Se il cielo non si è ancora del tutto rasserenato, certo è che quei neri nuvoloni dell’esordio non ci sono già più.

La mestizia è anch’essa una precisa strategia di vendita: mentre la modella avanza con passo e piglio deciso e, si direbbe, inarrestabile, deciso a travolgere ogni ostacolo che le si parasse dinnanzi, l’aria imbronciata e in un certo senso assente ci rimanda ad altre dimensioni che non siano il qui e l’adesso: entra in scena il mistero, il segreto sigillo di ogni fascino.

La prima metamorfosi della modella è ora pienamente in atto, e segna il primo successo della griffe. Il medesimo abito sta altrettanto bene addosso ad una stronza che a una romantica.

«In questa decisione repentina c’è qualcosa di marziale, un mettersi, per quanto grazioso, sull’attenti»

Siamo arrivati alla metà della passerella. Alla metà esatta avviene la sintesi hegeliana dell’incazzatura e del broncio: ecco lo sguardo sovrano e sereno, lungimirante, che si lascia alle spalle le macerie della vita, punta dritto verso una meta che si trova ben oltre gli applausi e i flash dei fotografi.

La seconda metà della passerella è un piano in discesa. Il peggio è passato. Il trionfo ormai in tasca.

È qui, però, è a questo punto che avviene il fatto decisivo. Ormai prossima alla fine del tappeto, la modella si arresta di colpo, fa un passetto a destra, uno a sinistra, e per una frazione di secondo si immobilizza. In questa decisione repentina c’è qualcosa di marziale, un mettersi, per quanto grazioso, sull’attenti. Obbedendo ad ordini occulti, ma non per questo meno imperiosi, la modella ruota il capo, prima da un lato, e, dopo una pausa breve ma più lunga di quanto sarebbe necessario se il movimento fosse finalizzato al vedere e non all’essere vista, ruota di scatto il capo dall’altra parte, osservando simmetricamente una pausa di immobilità di pari durata. Il volto qui è altero, impassibile, indiscutibile, insondabile, come quello di una recluta passata in rassegna da un feroce caporale.

Il lavoro mimico che è stato necessario per giungere al termine della corsa, il diapason dei sentimenti toccati, tutto si raggela in un’eternità d’istante.

Sembra che non ci sia via di scampo a questo cul-de-sac, sembra che la preda sia finita in trappola. Ed è qui che avviene il prodigio. La soluzione militare. Un moto inerziale era rimasto attivo nelle gambe, seppur ferme. Un’energia messa al minimo, ma non spenta del tutto. E è quel minimo di energia a far scattare il dietro-front, quello scarto indignato, offeso, disgustato, che fa girare sui tacchi la modella, e la fa marciare in ritirata, l’aria trionfale, lo sguardo sovrano ormai svaniti, l’incedere elegante come ultimo residuo di splendore sotto l’incalzare portentoso di altre modelle, che stanno avanzando sulla passerella.

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